USA Network: la rete via cavo generalista per eccellenza

Nel nuovo appuntamento di TVCult vi parliamo di USA Network, la rete via cavo generalista per eccellenza: dallo sport agli show televisivi di ogni genere

Generalmente chiamata solo “USA”, la rete via cavo USA Network nasce esattamente nel 1977 grazie agli sforzi congiunti di UA-Columbia Cablevision e Kay Koplovitz con il nome di Madison Square Garden Sports Network. Per l’epoca il lancio di questa piattaforma rappresentava una grande rivoluzione per il mercato televisivo americano, essendo la prima vera emittente via cavo ad appoggiarsi al satellite per proporre i suoi programmi.

Madison Square Garden Sports Network però nasceva anche con l’obiettivo di portare nelle case del pubblico americano una visione a 360° del mondo sportivo. Nei primi periodi di vita, in modo simile a ESPN, il network propone un collage di vari eventi sportivi, alcuni meno noti e altri più famosi.

Circa tre anni dopo, il 9 Aprile 1980 la rete subisce una riorganizzazione interna grazie alla joint venture di UA-Columbia e  gli Universal City Studios, i quali la ribattezzano ufficialmente USA Network. Tra la stagione televisiva 1980/81 il network apporta alcune modifiche al proprio palinsesto, gettando le basi per quella che sarebbe stata una programmazione generalista a tutto tondo: partendo dallo sport, passando per i talk show, fino all’arrivo di show televisivi originali (che sarebbero arrivati solo qualche anno più tardi)

Le prime serie

Pacific Blue

Tra il 1984 e il 1985 arrivano sulla rete una serie di cartoni animati e show per bambini non presenti sulle reti broadcast americane, e tra questi anche le serie animate di Hanna-Barbera, andate precedentemente in onda tra gli anni ’60 e ’70.

i primi prodotti prettamente seriali e originali arrivano solo verso i primi anni ’90 con Pacific Blue, un show che ha totalizzato ben cinque stagioni, e incentrato su una squadra di agenti in bicicletta del Dipartimento di Polizia di Santa Monica. La serie ottiene un grandissima accoglienza da parte del pubblico in patria, tanto da ottenere l’appellativo di “Baywatch in bicicletta”. E proprio sfruttando questa nomenclatura dei fan, in uno dei episodi dello show è presente come guest star anche Carmen Elektra nel ruolo della guardaspiaggia Lani McKenzie.

 

Nel 1998 arriva The Net, una trasposizione televisiva dell’omonimo film uscito nel 1995, con protagonista Sandra Bullock. La serie in questo riprende la trama principale della pellicola e i suoi personaggi per portare in scena uno dei primi drama televisivi ambientati nel mondo dell’internet. Tra gli attori dell’adattamento televisivo, durato una sola stagione, troviamo Brooke Langton nel ruolo della protagonista Angela Bennet; e Tim Curry in quelli dello “Stregone”.

I primi esperimenti della rete nel campo televisivo, fatta qualche eccezione, non ottengono inizialmente un grande successo di critica e pubblica: serie come G vs E, Manhattan, AZ, The War Next Door, e Cover Me: Based on the True Life of an FBI Family non superano la prima stagione.

La prima delle serie ad attecchire realmente l’attenzione del pubblico, è The Dead Zone, adattamento televisivo dell’omonimo romanzo thriller/horror di Stephen King. La serie segue le vicende di Johnny Smith, un insegnante che, dopo essersi risvegliato da un profondo coma, incomincia ad avere delle visioni di eventi passati e futuri. Nel ruolo del protagonista Anthony Michael Hall, che riprende un ruolo precedentemente rivestito da Christopher Walken nel primo adattamento cinematografico del romanzo diretto dal regista David Cronenberg negli anni ’80.

Grazie al materiale di partenza di King e la fedeltà del pubblico americano, The Dead Zone dura ben sei stagioni, con la sesta stagione conclusiva andata in onda nel 2007′.

Sempre nel 2002 arriva Detective Monk,  un police drama creato da Andy Breckman con Tony Shalhoub nel ruolo del protagonista Adrian Monk. La serie venne inizialmente concepita per ABC, ma alla fine il progetto passò definitivamente a USA Network.

Anche in questo caso possiamo parlare di uno show di grande successo, un procedural forte del carisma del suo protagonista, un detective che torna in servizio tre anni dopo la morte di sua moglie per collaborare con la polizia. L’ultimo episodio dello show è stato in assoluto il più visto nella storia della televisione via cavo americana, con ben 9,4 milioni di spettatori. Questo record è stato successivamente battuto da AMC con The Walking Dead. Si tratta inoltre di uno show che durante tutta la sua lunga corsa, durata ben otto stagioni, ha totalizzato numerosi Emmy Awards.

Quasi in concomitanza all’arrivo di quello che sarebbe stato un fenomeno cult come Lost, nel 2004 la rete lancia “The 4400“, un drama che unisce il mistero e la fantascienza, firmato da Scott Peters e René Echevarria.

The 4400

Come il titolo lascia abbastanza intendere: esattamente 4400 persone spariscono dalla faccia della Terra progressivamente, un fenomeno che inizia a verificarsi fin dal 1938. Nel presente, una sfera luminosa, inizialmente scambiata per una cometa, colpisce la Terra finendo sulla riva di un lago. Svanita la sfera, i 4400 individui precedenti scomparsi tornano in circostanze misteriose senza mostrare il minimo segno di invecchiamento.

Ognuno dei 4400 scoprirà ben presto di possedere delle abilità particolari, e questo mobiliterà la NTAC (National Threat Assessment Command), una divisione della National Security Agency che inizierà ad indagare su questo misterioso fenomeno. Inizialmente prodotta come una miniserie in sei episodi, lo show prosegue con altre tre stagioni, culminando in una cancellazione per bassi ascolti.

I procedural di qualità

Law & Order: Criminal Intent, spin-off della serie madre, abbandona i lidi di NBC dopo sei stagioni per trasferirsi su USA Network, dove proseguirà per altre quattro stagioni. La serie si differenzia dallo show madre per un taglio più introspettivo e psicologico nei casi affrontati dal New York Police Department.

A partire dal 2007 la rete inizia a commissionare una serie di show che mischiano elementi procedurali e trame orizzontali, Burn Notice – Duro a morire, In Plain Sight – Protezione testimoni, Royal PainsWhite Collar. Sono dei tipi di show che solitamente il pubblico è abituato a ritrovare sulle reti broadcast, ma caratterizzati da un maggior investimento e  un livello qualitativo discretamente più alto ben visibile nella regia e gli autori coinvolti a bordo.

A riconferma del talento della rete nel rendere più freschi e divertenti questi generi tipicamente da rete broadcast ci pensa Suits nel 2011, eccellente legal drama creato da Aaron Korsh che mischia abilmente trame orizzontali e procedurali per raccontare le vicende dello studio legale Pearson Hardman. Suits è senza dubbio tra gli show attualmente più visti e popolari della rete, grazie anche  all’enorme carisma dei suoi protagonisti: il cinico Harvey Specter e suo giovane e intelligente associato Mike Ross.



White Collar

La serie, che attualmente va ancora in onda, tornerà a Luglio con l’ottava stagione, il cui ritorno sarà accompagnato anche dal debutto di una new entry, Samantha Wheeler, interpretata da Katherine Heigl. Ma non è tutto, il franchise di Suits si espanderà molto presto con uno spin-off incentrato su Jessica Pearson, interpretata da Gina Torres.

La fantascienza e il thriller

A quasi 20 anni di distanza dall’adattamento televisivo di The Net, USA Network ci riprova nel 2015 con una serie originale  intitolata Mr. Robot, intenso thriller televisivo ambientato nel mondo dell’informatica e l’hacktivismo. La serie segue le vicende di Elliot Alderson, ingegnere informatico che lavora a New York. Egli è affetto da sociofobia, schizofrenia, cosa che comporta anche dei deliri paranoici come le allucinazioni. In vita privata Elliot lavora come giustiziere informatico svelando i segreti più intimi delle persone, ma la sua vita cambierà quando entrerà in contatto con l’emblematico Mr. Robot.

La serie conta attualmente tre stagioni (con una quarta in lavorazione) che sono state letteralmente acclamate dalla critica e il pubblico. Si tratta inoltre di un prodotto socialmente molto impegnato, che tratta temi di grande attualità che affondano le proprie radici nella psicologia umana e l’hacktivismo. L’incredibile interpretazione di Rami Malek nel ruolo di Elliot, ha garantito all’attore anche una vittoria  agli Emmy Awards.

Un anno dopo Mr. Robot, la rete via cavo americana propone uno show ambientato in un futuro distopico, intitolato Colony. In una Los Angeles del futuro invasa da una misteriosa razza aliena che ha preso il controllo degli Stati Uniti. La storia segue le vicende dei coniugi William Bowman (Josh Holloway), che sotto falsa identità lavora in un’officina come meccanico, e sua moglie Katie Bowman (Sarah Wayne Callies). A causa del regime imposto dagli alieni, le città degli Stati Uniti sono adesso chiamate “Blocchi”, ognuna separata da altissime mure che impediscono agli essere umani di visitare gli altri Blocchi.

La serie conta attualmente due stagioni, con una terza già confermata che arriverà il prossimo anno. Per la rete si tratta di uno dei primi prodotti televisivi davvero incentrati sul mondo della fantascienza distopica, ed è stata accolta piuttosto positivamente dal pubblico grazie anche alla dinamica inaspettata che porterà alla separazione dei due protagonisti, i quali si ritroveranno schierati su fronte diametralmente opposti nel tentativo di salvaguardare la propria famiglia.

Colony

Sempre tra le proposte del 2016 troviamo Shooter, adattamento televisivo del romanzo “Una pallottola per il presidente” di Stephen Hunter. La serie, che conta attualmente tre stagioni, è stata parzialmente tratta anche dall’adattamento cinematografico del romanzo uscito nel 2007, intitolato proprio “Shooter”. La serie racconta la storia di Bob Lee Swagger, (Ryan Phillippe) un ex-cecchino dei marine ritiratosi a vita privata con la propria famiglia, che verrà tuttavia coinvolto nell’omicidio del Presidente degli Stati Uniti. Questo darà inizio ad una spietata caccia all’uomo.

Ma la serie rivelazione della rete arriva nel 2017 con il thriller The Sinner, un thriller psicologico prodotta e interpretato da Jessica Biel, e con Bill Pullman nel ruolo del detective Harry Ambrose. Acclamata e parecchio discussa negli Stati Uniti per il suo violentissimo prologo, la serie racconta le drammatiche vicende di Cora, una moglie e una madre dalla vita apparentemente serena, che un giorno, colta da un impeto di rabbia, si scaglia con ferocia su un uomo in spiaggia. L’assenza di un movente concreto, spingono il detective Ambrose ad indagare sul passato della donna.

La prima stagione dello show è un diretto adattamento del romanzo omonimo scritto dall’autrice tedesca Petra Hammesfahr. Nonostante l’autoconclusività della storia, The Sinner tornerà con una seconda stagione questa estate, con un caso completamente inedito, e senza Jessica Biel, che resterà coinvolta come produttrice.

La serie è stata accolta molto positivamente dalla critica, con un indice di gradimento sulla piattaforma di Rotten Tomatoes pari al 94% di recensioni positive.

Attualmente USA Network gode di un palinsesto in forte crescita e rinnovamento, ma che cerca di restare fedele alla sua filosofia di base: proporre un palinsesto pensato per un pubblico generalista proponendo sotto una luce differente alcuni dei generi più popolari sulle reti broadcast, alternandolo alla consueta proposta sportiva settimanale.



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