AMC: la rete che ha dato vita a Mad Men, The Walking Dead e Breaking Bad

Nel nuovo appuntamento con la rubrica di TV Cult parliamo di AMC, la rete via cavo che ha dato i natali a grandi cult della televisione moderna come Mad Men, Breaking Bad e The Walking Dead

AMC, acronimo di American Movie Classics, nasce ufficialmente il 1° Ottobre 1984 come una rete via cavo televisiva dedicata alla trasmissione di grandi cult cinematografici andati al cinema durante gli anni ’50, con una particolare enfasi sulle maratone dedicate alle pellicole dei Fratelli Marx.

Il progetto di questa rete nasceva grazie alla join venture tra la Rainbow Media e la Tele-Communications Inc. Nel giro di soli 5 anni dal suo lancio negli Stati Uniti, AMC ottiene la bellezza di 39 milioni di abbonati.

Durante i suoi primi dieci anni di vita il canale si dedica esclusivamente alla diffusione di produzioni cinematografiche, passando ad un palinsesto che solo nel 1996 avrebbe accolto la prima serie originale prodotta dalla rete, intitolata Remember WENN, e ambientata in una stazione radiofonica degli anni ’30.

A conti fatti AMC nonostante un servizio proposto da oltre 30 anni, in termini di programmazione vera e propria, è tra le reti via cavo più giovani in circolazione, ma sicuramente quella più popolare dopo HBO grazie ad una serie di prodotti acclamati da critica e pubblico.

Le prime serie TV

Nel 2002 si verifica un rebranding totale di AMC, che de-simpatizza il suo acronimo storico per diventare una rete televisiva di stampo generalista, proponendo nel 2004 una serie reality intitolata FilmFakers, incentrata su un gruppo di attori che credendo di aver ottenuto dei ruoli importanti in un film, saranno vittime di un gigantesco scherzo.

Dopo la produzione di questo show, la rete prosegue incessantemente la sua diffusione di programmi dedicati al mondo del cinema, spingendo sui grandi cult del passato con un contorno documentaristico a 360° incentrato sulla settima arte.

Il grande salto nel mondo delle produzioni televisive originali avviene però solo nel 2007 con l’acclamatissima Mad Men,  show rivoluzionario firmato da Matthew Weiner che racconta l’America degli anni ’60 attraverso le vite di alcuni pubblicitari che lavorano per l’agenzia Sterling Cooper situata a Madison Avenue, e in particolar modo del suo ambiguo direttore creativo Don Draper, interpretato da un magistrale Jon Hamm.

Durante le sue sette stagioni lo show viene letteralmente adorato dalla critica e il pubblico, per l’eleganza e il fascino che contraddistinguono i suoi personaggi, e le sue storie che affondano le radici nel mondo socio-politico e culturale dell’America degli anni ’60. La premiere della quinta stagione è stato inoltre l’episodio più visto della serie, con 3,5 milioni di spettatori in prima visione, e 4,4 milioni in replica.



Un successo stellare che ha trasformato lo show, e il suo protagonista Don Draper, in due miti della televisione moderna.

Breaking Bad. La serie per eccellenza di AMC

L’anno successivo, un po’ a sorpresa tocca invece a Breaking Bad, altra grandissima perla della storia televisiva moderna, firmata da un Vince Gilligan in grandissima forma, e un cast altrettanto talentuoso che vede nei ruoli principali Bryan Cranston e Aaron Paul.

Considerata da molti come il prodotto televisivo perfetto, forse il migliore mai creato, Breaking Bad rappresenta la perfetta parabola dell’uomo buono che cade vittima del suo lato oscuro, trasformandosi progressivamente in una nemesi per sé stesso e tutti gli altri.

Cranston interpreta Walter White, un professore di chimica al quale viene diagnosticato un cancro ai polmoni. A causa dei suoi problemi finanziari per mantenere la sua famiglia, tra cui anche il figlio affetto da una paralisi cerebrale, decide di cimentarsi nella produzione di cristalli di metanfetamina insieme ad un suo ex-studente, Jesse Pinkman (Aaron Paul).

Inizialmente un semplice lavoro collaterale nel tentativo di dare alla sua famiglia un futuro dopo la sua morte, presto Walter cede al fascino del lato oscuro puntando ad ottenere il controllo dell’intero mercato della droga.

Breaking Bad è inoltre uno di quei prodotti coerenti dall’inizio alla fine, rispettoso dell’evoluzione dei propri personaggi e delle situazioni di cui sono protagonisti. Non a caso Gilligan ha sempre  pensato lo show come una serie da cinque stagioni, un formato rispettato fino alla fine, con l’ultima divisa in due parti.

Esattamente come Mad Men, anche con Breaking Bad la AMC centra il bersaglio ottenendo un grande plauso da parte della critica, e la fiducia di un pubblico che sarebbe stato destinato a crescere con l’arrivo di altre produzioni sempre più importanti.

The Walking Dead e Fear

E per più importanti ci riferiamo a The Walking Dead, che nel 2010 arriva sulla rete con uno dei Pilot più belli di sempre, firmato dal regista Frank Darabont, di cui è stato anche ideatore.

Otto anni fa la serie di AMC cambiava la TV tradizionale dimostrando che portare sul piccolo schermo un serial horror con protagonisti gli zombie è davvero possibile. La serie è inoltre un libero adattamento dell’omonimo fumetto di Robert Kirkman.

Ciò che rende affascinante The Walking Dead non è tanto l’esplosione dell’epidemia zombie, ma il fatto che lo show sia ambientato sostanzialmente dopo di essa, con l’umanità che cerca di riabilitare la propria posizione nel mondo facendo i conti con le nuove “leggi” imposte  dall’esigenza di sopravvivere.

Da qui si dipana la storia dello sceriffo Rick Grimes, che insieme al suo gruppo di sopravvissuti cercherà di stabilire una solida comunità, facendo tuttavia i conti con i pericoli del nuovo mondo, non tanto rappresentati dagli zombie, ma dagli essere umani stessi. La serie ha raggiunto ben otto stagioni, con una nona già in fase di riprese prevista per questo autunno.

Si tratta di un prodotto che nel corso degli anni ha comunque evidenziato dei limiti creativi, dovuti per lo più all’esigenza degli autori di dover accontentare i fan del fumetto, ma anche di una poca evidentissima voglia di svecchiarne la formula, replicando situazioni e meccanismi di stagione in stagione.

Cinque anni dopo, come ogni show di grande successo che si rispetti, anche The Walking Dead ha generato una prole con lo spin-off intitolato Fear The Walking Dead, ambientato durante l’esplosione del contagio, e che porta le dinamiche della tipica famiglia disfunzionale americana in un contesto altrettanto complesso e difficile come l’invasione zombie. Da un certo punto di vista Fear nascendo come un prodotto originale ha avuto il grande pregio di non doversi confrontare con le storie dei fumetti, ambientandosi solo nel medesimo universo dello show madre, ma prendendo una direzione sostanzialmente differente per location e situazioni, assumendo diverse identità nel corso delle sue quattro stagioni, tra cui anche il mockumentary.

Se la serie madre può essere criticata per la mancanza di verve, o quantomeno di stimoli che puntino a rinnovarla, non può dirsi lo stesso per Fear The Walking Dead, uno show piuttosto poliedrico, e coraggioso anche nel modo di gestire i suoi personaggi. Fear detiene inoltre il record di aver totalizzato 10,1 milioni di spettatori durante la premiere del Pilot della prima stagione, diventando l’episodio più visto di sempre nella storia della TV via cavo.

L’arrivo di Better Call Saul e The Preacher

Nel 2015 il buon Vince Gilligan torna nuovamente nel mondo di Breaking Bad con Better Call Saul, uno spin-off incentrato totalmente sull’avvocato Saul Goodman, interpretato nuovamente da Bob Odenkirk.

La serie racconta le origini di James McGill prima della sua trasformazione nel controverso e opportunista Saul Goodman. Grazie alla spinta dello show madre, ma anche all’apprezzamento dei fan verso il personaggio interpretato da Odernkirk, questo spin-off si riconferma l’ennesima scommessa vinta dell’autore, capace di tenere vivo lo spirito della serie madre mescolandone gli ingredienti alla base.

Evan Goldberg, Seth Rogen e Sam Catlin uniscono le forze, e nel 2016 è il turno della controversa The Preacher, serie tratta dall’omonimo fumetto di Garth Ennis e Steve Dillon, che racconta le vicende ci  Jesse Custer, predicatore di una piccola città del Texas che si unisce con una potente creatura fuggita dal Paradiso. Insieme alla sua ex ragazza, Tulip, e a un vampiro irlandese chiamato Cassidy, Jesse si imbarca in un viaggio per trovare letteralmente Dio, affrontando diavolerie di ogni genere.

The Preacher è un prodotto abbastanza anacronistico, denigrato dai fan del fumetto per la poca fedeltà all’opera, apprezzato invece da coloro che bramano follia, sangue e tanta ironica; mentre una terza fazione boccia a prescindere progetti di questo tipo infarciti da temi che vanno a distorcere la fede religiosa. La serie è stata già rinnovata per una terza stagione.

Nel 2017 la AMC propone il suo primo show di stampo western, coinvolgendo nel cast anche una star di grande spessore come Pierce Brosnan. La serie si intitola The Son, ed è basata sull’omonimo romanzo di stampo western scritto da Philipp Meyer.

Da molti ritenuto un Dallas in salsa Western, lo show racconta le vicende di una famiglia capeggiata da Eli McCullough, un proprietario terriero texano intenzionato a lanciarsi nell’industria petrolifera che influenzerà anche tutte le successive generazioni. La serie è stata già rinnovata per una seconda stagione che arriverà quest’anno.

L’ultima delle new entry nel palinsesto di AMC è The Terror, la prima serie antologica prodotta dalla rete via cavo, conclusasi ufficialmente da qualche settimana negli Stati Uniti, e distribuita in Italia da Amazon Prime Video.

La prima stagione dello show è basata sul romanzo “La scomparsa dell’Erebus” (The Terror), firmato da Dan Simmons nel 2007, che racconta la storia delle Royal Navy HMS Erebus e HMS Terror, le due navi misteriosamente scomparse durante una spedizione nelle zone antartiche. Uno show che unisce misteri e una componente horror soprannaturale.

Si tratta di una delle serie rivelazione di questo 2018, che ha riunito tra l’altro un cast di eccellenze che comprendono Jared Harris, Tobias Menzies, e Ciarán Hinds. C’è tanta curiosità in questo caso verso la seconda stagione, che si sposterà ora nella Seconda Guerra Mondiale per raccontare la persecuzione di una comunità di giapponesi-americani da parte di uno spirito maledetto.

Tra le recenti proposte, iniziate praticamente da pochissimo, troviamo anche la particolarissima Dietland, creata da Marti Noxon e basata sul romanzo di Sarai Walker.

La serie si concentra sull’obesa Plum Kettle, una redattrice di moda che vuole sottoporsi a un’operazione dimagrante, ma che dovrà scontrarsi con le organizzazioni femministe decise ad intralciarla. Dietland è stata apprezzata dalla critica per l’umorismo che la contraddistingue, che attraverso la sua tagliente ironica cerca comunque di affrontare il tema sempre più dilagante dell’obesità.

Cosa dire quindi di AMC? Nonostante si tratti di una rete con tantissimi anni sulle sue spalle, dal punto di vista della programmazione resta un canale ancora giovane, ma assolutamente vincente per ora sotto il profilo degli ascolti e le proposte del palinsesto. Pochi sono i canali che possono vantarsi di aver dato i natali, in così “giovane età”, a show di grande successo come Mad Men, The Walking Dead e Breaking Bad.



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