San Patrignano: i figli di Vincenzo Muccioli querelano Netflix per la docuserie

Continuano le polemiche sulla docuserie dedicata alla comunità di San Patrignano

Lo scorso 30 dicembre ha debuttato su Netflix “Sanpa”, la docuserie dedicata alla comunità di San Patrignano fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli. La docuserie, suddivisa in cinque episodi, esplora le luce e ombre di una comunità vista sempre con enorme sospetto dall’opinione pubblica. Il progetto è stato ideato da Gianluca Neri

La serie aveva già alimentato discussioni e polemiche nel giorni successivi al lancio sulla piattaforma streaming, con la stessa comunità che decise di prendere spontaneamente le distanze con una comunicazione sul proprio sito ufficiale.

Adesso però la semplice polemica passa al livello successivo, trasformandosi in una vera e propria querela verso Netflix, messa in moto dai figli stessi di Muccioli, Giacomo e Andrea (che aveva preso anche parte al documentario).

i figli saranno assistiti dall’avvocato Alessandro Catrani. La dichiarazione ufficiale che motiva la querela è che la serie fa una ricostruzione distorta della storia della comunità e di Vincenzo Muccioli.

Come scritto in apertura, nei giorni successivi alla pubblicazione della serie, la comunità decise di prendere le distanze con la seguente comunicazione:

La comunità San Patrignano si dissocia completamente dalla docu-serie messa in onda da Netflix. Il racconto che emerge è sommario e parziale, con una narrazione che si focalizza in prevalenza sulle testimonianze di detrattori, per di più, qualcuno con trascorsi di tipo giudiziario in cause civili e penali conclusesi con sentenze favorevoli alla Comunità stessa, senza che venga evidenziata allo spettatore in modo chiaro la natura di codeste fonti.

Per trasparenza e correttezza abbiamo ospitato per diversi giorni la regista della serie la quale è stata libera di parlare con chiunque all’interno della comunità, e abbiamo inoltre fornito l’elenco di un ampio ventaglio di persone che hanno vissuto e o tuttora vivono a San Patrignano e della quale conoscono bene storia passata e presente, in modo da poterle dare gli strumenti necessari per una ricostruzione oggettiva e informata. Tale elenco è stato totalmente disatteso, ad eccezione del nostro responsabile terapeutico Antonio Boschini, preferendo lasciare spazio ad un resoconto unilaterale che paia voler soddisfare la forzata dimostrazione di tesi preconcette.

Avevamo espresso fin dall’inizio la preoccupazione per gli effetti che un prodotto televisivo di ricostruzione delle vicende trascorse all’interno della comunità, se non ricostruite e presentate in maniera equilibrata e adeguatamente contestualizzate, poteva avere sulla odierna realtà di San Patrignano, con i suoi oltre 1000 ospiti. Purtroppo, ci troviamo a constatare che i timori erano assolutamente fondati.

Siamo molto preoccupati per gli effetti negativi e destabilizzanti che potrebbero ricadere sull’oneroso lavoro di recupero, reinserimento e prevenzione, ai quali la comunità San Patrignano è con dedizione da decenni impegnata. Le spettacolarizzazioni, drammatizzazioni e semplificazioni presenti in un prodotto chiaramente costruito per scopi di intrattenimento commerciale, più che di seria ricostruzione documentaria che rispetti i canoni di oggettività per essere chiamata tale, potrebbero altresì colpire le purtroppo numerosissime persone e le loro famiglie che affrontano il grave problema della tossicodipendenza, oggi ancora emergenza nazionale. Persone alle quali San Patrignano ha sempre aperto le proprie porte e accolto gratuitamente in un programma terapeutico basato su principi e metodi molto distanti da quelli descritti nella docu-serie, come dimostrato da diversi studi indipendenti di prestigiosi atenei sia nazionali che internazionali.

Per la nostra parte, continueremo, con l’impegno che da sempre ci contraddistingue, ad essere al fianco di tutti coloro, e delle loro famiglie, che intraprendono il percorso di recupero dalla dipendenza e ad aiutare gratuitamente quanti avranno bisogno di noi.

Va in ogni caso ribadito che la docuserie di Netflix si occupa principalmente di documentare i fatti, attraverso numerose testimonianze, con più di 50 ore di interviste a tanti testimoni che hanno vissuto parte della loro vita all’interno della comunità.

I cinque episodi raccontano tutta la gestione della comunità sotto il controllo di Muccioli, dai primi anni, fino al successo che la portò ad essere uno dei più grandi centri di recupero per tossicodipendenti in Europa.

La struttura stessa della docuserie viaggia su due binari distinti mostrando le luci e ombre della comunità, attraverso delle testimonianze che indagano sui metodi poco ortodossi adottati da Muccioli, lasciando agli spettatori il compito di trarre le loro conclusioni. Si tratta di un documentario intelligente che non prende mai una vera posizione, limitandosi a mostrare i fatti.

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