L’inatteso successo di “Diavoli”: perché è piaciuta così tanto agli italiani?

Durante il lockdown, una serie televisiva, più di altre, è riuscita ad imporsi all’attenzione generale dei telespettatori: Diavoli, trasmessa in Italia da Sky Atlantic.

Una produzione internazionale, prevalentemente anglo-italiana, che ha visto coinvolti alcuni attori di primo piano tra cui il famosissimo Patrick Dempsey, in un ruolo tutt’altro che differente rispetto al Derek Shepherd che lo rese celebre in Grey’s Anatomy. 

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Diavoli serie Sky Original

Ma se l’attore statunitense non ha fatto altro che ribadire la propria statura di attore di primo piano, un altro protagonista della serie si è definitivamente consacrato: Alessandro Borghi.

Per l’attore romano, Diavoli era una prova non semplice da superare, in primis per il fatto di dover recitare in lingua inglese. Ma l’italiano è riuscito a superare ampiamente la prova, dimostrandosi uno straordinario attore polivalente. 

Dopo Suburra, Borghi conquista pubblico e critica in una grande produzione internazionale

Dopo il successo nostrano di Suburra, trasmessa da Netflix, Borghi è riuscito a mostrare le sue doti di attore di primissimo livello anche in una grande produzione internazionale, che potrebbe spalancare le porte, perché no, ad una brillante carriera anche in terra statunitense. Ed anche il collega Dempsey, a conti fatti “oscurato” dalla sublime prova offerta da Borghi, ne ha decantato le lodi. 

L’affermazione prepotente di “Diavoli”, però, alla vigilia tutt’altro che scontata. Il grande schermo, di fatto, aveva già sfornato pellicole di successo sul mondo della finanza, basti pensare al grande riscontro di pubblico ottenuto, nel 2013, da “The Wolf of Wall Street”, in cui Di Caprio diede l’ennesima prova della propria statura di grande attore. Creare una serie televisiva sul mondo della finanza, però, faceva storcere il naso a più di un esperto cinematografico

Il principale motivo era insito nel fatto che questo settore viene visto particolarmente ostico agli occhi della maggior parte dei cittadini, soprattutto quelli dei paesi latini, storicamente dotati di una cultura finanziaria minore rispetto ai paesi anglosassoni.

In molti, però, non hanno tenuto in considerazione come negli ultimi dieci anni, grazie alla costante ascesa della grande rete telematica, anche i risparmiatori italiani abbiano cambiato il proprio atteggiamento verso la finanza. 

Ed il merito principale, in tal senso, è da ascrivere al trading online, modalità di approccio al comparto degli investimenti finanziari che consente agli utenti, sfruttando i dispositivi remoti, di poter allocare i propri risparmi nei mercati: comprare etf, piuttosto che criptovalute o accedere al mercato del Forex, il più liquido al mondo grazie ad oltre 4 miliardi di scambi giornalieri, è diventata ormai una consolidata abitudine anche per i nostri connazionali.

Il successo di Diavoli è dovuto anche ad un differente approccio degli italiani al mondo finanziario

Un altro dato è piuttosto significativo e testimonia, ulteriormente, quanto il trading online sia diventato centrale nella vita degli italiani: in soli 12 mesi, la CONSOB, l’organo di vigilanza dei mercati, ha autorizzato oltre 120 nuovi broker finanziari online, con un incremento dell’80% rispetto all’anno precedente. È del tutto evidente, di conseguenza, come la finanza riscuota grande interesse nel nostro paese. 

Il successo di Diavoli, quindi, è dovuto anche ad un approccio più costante e consapevole dei nostri connazionali al mondo dei mercati finanziari, sempre più interessati a conoscere anche i meccanismi più torbidi e inquietanti che si celano dietro di essi. La serie di Sky Atlantic va anche in quella direzione, cercando di far cogliere allo spettatore quanto siano influenti le scelte dei broker e delle grandi banche sul futuro dei singoli paesi e del mondo intero. 

In 10 episodi si ripercorrono gli eventi finanziari che hanno accompagnato il primo decennio del nuovo millennio: dalla violenta crisi che colpì l’Argentina nel 2001, passando per lo scoppio della bolla dei mutui subprime del 2008, sino all’attacco al nostro debito sovrano, sventato solo ed esclusivamente grazie all’intervento di Mario Draghi, all’epoca governatore della Banca Centrale Europea. 

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