Campioni, il Sogno: quel format che oggi sa tanto di nostalgia

Sono in tanti quelli che ancora oggi si chiedono come sia stato possibile non aver puntato su “Campioni, il Sogno”, quel reality show dedicato al mondo del calcio andato in onda per due edizioni, tra il 2004 e il 2006. Trasmesso su Italia Uno, la prima edizione è stata, senza ombra di dubbio, quella indimenticabile, con tanti personaggi che vengono ricordati ancora oggi.

L’obiettivo di questo reality era quello di provare ad entrare con una telecamera nel “dietro le quinte” che caratterizza una squadra di calcio. Con televisori di ultima tecnologia o meno, erano tutti incollati davanti allo schermo per godersi le gesta dei ragazzi allenati da Ciccio Graziani, in modo particolare la domenica mattina quando il Cervia giocava in campionato. Quasi un appuntamento fisso da non perdersi per alcun motivo.

Il segreto del successo di questo reality show

Il mondo dei reality show, perlomeno in Italia, è sempre stato al centro di polemiche, discussioni e dibattiti. Quando Mediaset, però, ha avuto l’intuizione di aggiungerci quella componente che non finisce mai di appassionare entro i nostri confini, ovvero il calcio, ecco che il successo è stato immediato. Merito, al tempo stesso, di aver trovato un perno vincente, quello di Ciccio Graziani, allenatore e manager che ha fatto innamorare per i suoi modi e le sue mitiche sfuriate, davvero tutti.

“Campioni, il Sogno” venne proposto solo per due stagioni, ma il format è stato assolutamente vincente. Uno dei meriti che vanno riconosciuti a Mediaset in tal senso è stato sicuramente quello di diventare precursori. Sì, c’erano i calciatori di successo, ma sembravano davvero lontani e, in qualche modo, impossibili da raggiungere.

C’era bisogno di una formula che li potesse rendere un po’ più umani. E, siccome all’epoca non c’erano ancora i social network, anche la scelta di non puntare su personaggi famosi venne premiata. Anzi, si decise di puntare su giocatori dilettanti che erano proprio gli inizi nel mondo del professionismo.

Televoto e Ciccio Graziani

Il colpo da maestro? Quello di unire il reality show alle selezioni legate al televoto, che obbligava l’allenatore a mandare in campo tre giocatori scelti dal pubblico, che sarebbero dovuti rimanere in campo perlomeno un tempo, a patto di non avere infortuni ovviamente. Chi vinceva il programma avrebbe potuto prendere parte al ritiro pre-campionato delle tre “grandi” del calcio italiano, ovvero Inter, Milan e Juventus.

Certo, senza Ciccio Graziani, nulla sarebbe stato uguale. Anzi, forse nemmeno lo stesso reality avrebbe avuto senso. Per quanto l’idea fosse buona, senza avere l’uomo giusto al momento giusto, i progetti possono naufragare in men che non si dica. L’ex giocatore del Torino, campione del mondo nel 1982, però, era proprio l’uomo perfetto.

Divertente, in alcuni casi anche geniale, con la battuta sempre pronta e dotato di una carica travolgente. Un plebeo in un mondo dominato da aristocratici, anche per quanto riguarda l’abbigliamento, con un tipico cappellino con la visiera in testa che finiva a terra durante le partite decine di volte. Un volto espressivo e un linguaggio che non conosceva limiti: incarnava il tipico esempio di allenatore di provincia, per un reality show vero sotto tutti gli aspetti.

Blogger professionista e da sempre appassionato esperto di telecomunicazioni, serie tv e soap opera. Giuseppe Ino è redattore freelance per diversi siti web verticali. Ha fondato teleblog.it. Collabora tra gli altri anche con UpGo.news nella creazione di post e analisi. Giuseppe Ino su Facebook.

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