Fabrizio Mazzotta rompe il silenzio su Evangelion: “i doppiatori volevano abbandonare la serie”

Il caso di Evangelion raggiunge il suo apice

Dopo una settimana intensa di discussioni accesissime sul web relative al nuovo doppiaggio di Evangelion , massacrato da un nuovo adattamento ad  opera di Gualtiero Cannarsi (qui tutti i dettagli), la discussione possiamo dire che ha raggiunto finalmente l’apice grazie all’intervento di Fabrizio Mazzotta, richiamato nuovamente a fare le veci del direttore del doppiaggio, come già accaduto durante la prima metà degli episodi proposti da MTV ai tempi della prima messa in onda in Italia.

Mazzotta, che ha diretto il doppiaggio, è una delle voci e dei volti storici del settore in Italia. Cura adattamenti dal 1981, ha lavorato per diverse società tra cui Fox e Disney, è stato intervistato da La Stampa dopo sette giorni di silenzio sui social e le rivelazioni svelano un clima non proprio roseo durante i lavori del nuovo adattamento commissionato da Netflix.



Ecco una parte del pezzo estrapolato dai colleghi de La Stampa, in cui Mazzotta prendere una posizione abbastanza chiara nei confronti del collega Cannarsi:

«Mi hanno contattato perché avevano visto che avevo firmato le prime direzioni e i primi adattamenti di “Evangelion” (in una lettera pubblica firmata da Francesco Di Sanzo, co-fondatore di Dynamic Italia, viene detto che anche quegli adattamenti erano stati lavorati e riscritti da Gualtiero Cannarsi, ndr). Sia della serie, quella andata in onda in televisione su MTV, sia dell’edizione home video dei film. Netflix, in tutto questo processo, non c’era. La cura del doppiaggio è stata affidata alla VSI».

Nella visione di VSI, “Evangelion” è una serie molto specifica che si rivolge a un pubblico specifico. «E l’idea, secondo me, è sbagliata», aggiunge Mazzotta. «Non si può pensare che visto che parliamo di cartoni giapponesi, ci rivolgiamo a un pubblico particolare, con interessi particolari, che ha bisogno di un linguaggio particolare. Perché non è così».

La scelta di Gualtiero Cannarsi, tuttavia, è risultata comoda – almeno in un primo momento – al piano di lavorazione. «Perché io non potevo occuparmi dei dialoghi, essendo in sala di doppiaggio», dice Mazzotta. «E perché, ai tempi dell’edizione televisiva, Gualtiero aveva scritto la maggior parte degli episodi. L’unica cosa che aveva chiesto era di poter rivedere i copioni. E dopo vent’anni, era una richiesta più che legittima».

I problemi in fase di doppiaggio: doppiatori pronti a lasciare, incomprensioni del testo.

C’è stato, però, un problema. «Pensavamo che il lavoro sarebbe proceduto velocemente. In realtà Gualtiero ha riscritto i copioni daccapo, facendoci perdere anche tempo rispetto alla tabella di marcia che ci eravamo imposti e che chiedeva Netflix». Alcuni turni di doppiaggio sono stati saltati e una settimana, circa, è stata persa. «Ma questo è il meno. Il vero problema è stata la riscrittura. Perché farraginosa, difficile, incomprensibile. Apostoli o angeli non importa», insiste Mazzotta. «Ha anche un motivo e Gualtiero l’ha spiegato. Il linguaggio, invece, è così involuto e complicato, che ha creato anche dei problemi in sala. Mi creda se le dico che, a un certo punto, i doppiatori volevano abbandonare la serie perché non riuscivano a lavorare e perché non volevano rimetterci la faccia».

Lo stesso Mazzotta, confessa, ha avuto delle difficoltà. Come direttore del doppiaggio ha provato a correggere alcuni passaggi – secondo il suo punto di vista – ma la VSI gliel’ha impedito, dicendo che non si poteva. «Non so che tipo d’accordi avessero stretto. Io ero un loro dipendente, quindi mi sono rimesso alle loro direttive».

Tutta la lavorazione è durata circa un mese e mezzo: «che sono tempi», dice Mazzotta, «normalissimi». Ma come si procede in questi casi? «Arriva la traduzione, per “Evangelion” dal giapponese; e l’adattatore deve adattare: rendere comprensibile una lingua e dei concetti per il suo pubblico di riferimento. Questo, ovviamente, non vuol dire modificare il concetto espresso da una frase. Perché sarebbe travisare». Il problema secondo Mazzotta è stata la forma espressiva scelta da Cannarsi. «Mi va bene che alcuni personaggi parlino in maniera aulica, ma puoi trovare comunque delle frasi comprensibili per tutti».

L’obiettivo ultimo, continua Mazzotta, è avvicinare il pubblico ad un’opera. E non allontaall’opera. Non si devono riconoscere. L’adattatore deve nascondersi. Deve fare un servizio per lo spettatore. Se capire diventa una cosa complicata, fallisce nel suo compito. Se vuoi la fedeltà assoluta, metti l’originale. E va benissimo».

Il compito del direttore del doppiaggio, invece, è leggere i copioni, capire e approfondire la storia, e dare di volta in volta indicazioni ai doppiatori. «E il doppiatore recita. Ma se il testo è scritto male, e non si capisce da che parte cominciarlo o finirlo, risulta difficile anche la recitazione. Alcune volte, in questo caso, siamo stati costretti a tornare ai vecchi copioni anche solo per capire il significato di alcuni passaggi. Eravamo in cinque persone in sala, e nessuno riusciva a capire».

Quindi una criticità c’è stata. «Se non ci fosse stata una reale difficoltà, non ci sarebbe mai stata questa discussione», suggerisce Mazzotta. «Certo che l’opera è importante, ma siccome è così importante devi farla conoscere al pubblico nel migliore dei modi. Tu – doppiatore e adattatore – lavori per il pubblico. Non per te stesso»

Fonte: La Stampa