Alex Marchi, un altro giovane attore in carriera emigrato a Londra: la nostra intervista

Alex Marchi intervista Teleblog

Alex Marchi fa parte di quella generazione, in questo caso di attori, che cerca fortuna fuori dall’Italia: anche se è triste doverlo ammettere sembra proprio che il nostro paese offra sempre meno opportunità a giovani in gamba e di talento per affermarsi: o partecipi ad un reality o talent show oppure nulla. Abbiamo avuto il piacere di rivolgere poche domande al giovane attore, se volete anche domande banali e scontate ma che ci hanno permesso di conoscerlo e farlo conoscere meglio a tutti. Prossimamente lo vedremo al cinema nel nuovo film di Ridley Scott, mica roba da poco? Poi ama mangiare e cucinare, tipico italiano e ci ha messo anche un pò fame!

1 – Alex Marchi, giovane e talentuoso attore in ascesa. Puoi raccontarci un pò di te?

Ho iniziato a recitare qui in Inghilterra nel 2012. Mi ero trasferito dalla piccola Bolzano, con alle spalle una laurea in farmacia a Padova e un anno negativo dal punto di vista lavorativo e personale. Ero fuggito a Bristol, in cerca di me stesso, di nuovi stimoli. Ho iniziato, come molti, come cameriere. Vi lascio immaginare come la presero i miei genitori al tempo. Mi sono poi spostato a Exeter, nel Devon, per dare una nuova chance al lavoro di farmacista. Ma anche in quel caso non andò bene. Ero depresso, il lavoro mi annoiava, era frustrante. Venivo da una famiglia non benestante, pragmatica. Avevo fatto sempre fatto scelte “utilitaristiche”: bisognava portare il pane a casa. Ora avevo bisogno di scegliere qualcosa per me, che venisse solo da me. Avevo sempre avuto il tarlo della recitazione, il mio inglese era molto buono e decisi di buttarmi.

Alex Marchi intervista

Feci una summer school alla Old Vic School of Theatre di Bristol e mi sentii come mai prima. Recitare mi liberava, mi riconnetteva con il bambino che ero, toccava corde nascoste. In poche parole: mi divertiva. Non riuscivo più a pensare ad altro: sarei diventato un attore. Feci un corso di un anno alla Bristol Acting Academy e fu la prova che ci potevo stare. Come attore straniero in UK capii che mi sarebbe servito un training intensivo in una scuola di blasone. Riuscii inaspettamente a entrare al Drama Studio London: ricordo quel momento come fosse ieri, non mi sembrava vero. Mi sono diplomato nel 2015: due anni intensi e indimenticabili che hanno formato il professionista che sono ora.

2 – Anche tu come molti italiani, attori compresi, sei emigrato a Londra. E’ proprio la città delle opportunità quindi?

Senza dubbio. Si può trovare lavoro in ogni settore e si valorizza il merito. Noi italiani siamo apprezzati in ogni settore per la nostra preparazione, il nostro impegno e la nostra adattabilità. Per un’attore poi è sicuramente il posto in cui stare perchè le opportunità sono tantissime. Ci sono un sacco di compagnie teatrali, una forte corrente di cinema indipendente, la tradizione del musical theatre e molto altro. È un ambiente fervente di stimoli e creatività, dove nascono idee, anche geniali, e dove c’è la possibilità di realizzarle.

3 – Sei a Londra da diversi anni ormai: i lati negativi quali sono di questa città?

Sicuramente il costo della vita, degli affitti soprattutto. La gente è sempre di corsa e bisogna essere bravi a farsi scivolare via le loro tensioni senza assorbirle. Ma l’effetto più negativo è forse sulla vita sociale: per vedere un amico ci può volere anche un’ora di metro. Bisogna davvero mettersi d’impegno per coltivare delle relazioni e vivere Londra al meglio. Ma forse è anche un bene perchè si è costretti a selezionare: se si fa qualcosa la si fà perchè lo si vuole davvero.

4 – Sei nell’ultimo film del grande Ridley Scott: come sei arrivato a questo ruolo? Raccontaci un pò la storia.

È venuto tutto inaspettato. Quando la mia agente mi chiamò per dirmi del provino, non ci credevo. Il provino sarebbe stato solo il giorno dopo, era l’occasione della vita. Chiamai subito un amico attore e lo costrinsi ad aiutarmi a preparare la scena. Con la casting director c’era feeling e mi sembrava di aver fatto bene. Non ho sentito più nulla per un paio di settimane, poi la mail della mia agente: avevano fermato me e un altro. Un weekend d’inferno poi, finalmente la chiamata: Ridley Scott mi voleva come Newspaper Photo Editor de Il Messaggero nel suo prossimo film All The Money In The World!

L’esperienza è stata bellissima. La mia scena è stata filmata a Roma, sulla Magliana, in un gigantesco ex-concessionario Fiat. La sede del giornale era stata ricostruita nel dettaglio, sembrava davvero di essere tornati negli anni ’70. Era surreale: ero seduto in questa meeting room con Ridley Scott, Michelle Williams e Mark Wahlberg e stavo girando con loro. Pensavo a dov’ero qualche anno prima e mi sono commosso.

Il mio ruolo nella scena era quello di informare Ms Getty (la Williams) della nostra intenzione di pubblicare la foto dell’orecchio del figlio, John Paul Getty III, tagliata dai suoi rapitori e inviata alla redazione: fa notizia, e noi siamo un quotidiano.

Mi ha sopreso il modo di lavorare di Scott: mette tutti a loro agio e lascia molto fare agli attori, collabora con loro. La Williams è davvero brava ed è stata molto professionale: mi ha dato molto, anche quando le telecamere non erano su di lei.

5 – Torneresti in Italia a lavorare stabilmente?

L’Italia manca, devo ammetterlo. Non vedo l’ora di recitare nella mia lingua madre. Nel lavoro dell’attore niente è stabile ma se ci fosse l’opportunità, un progetto in cui credo al cento per cento, forse tornerei. C’è una generazione di giovani registi italiani molto interessanti e Netflix e Sky con le loro serie tv stanno offrendo possibilità di lavoro che prima non c’erano.

6 – Cosa fa Alex Marchi nel tempo libero?

Mi piace molto cucinare. Sto specializzandomi nelle paste lievitate, dolci e salate. A Londra sento molto il bisogno di cibo genuino e ho davvero scoperto il valore del cucinare da se. Un altro modo per dare sfogo alla mia creatività. Amo strimpellare la mia chitarra, mi rilassa. Manco a dirlo, guardo molte serie tv, mi acculturo sulla storia del cinema e vado spesso anche a teatro.

7 – Quest’anno per quale film e attore tifavi agli Oscar?

Patriotticamente tifavo per il nostro Luca Guadagnino ma il giorno prima degli Oscars sono andato a vedere The Shape of Water e sono contento che abbia vinto: l’ho trovato un riuscitissimo incrocio tra Il Fantastico Mondo di Amélie ed E.T., bellissima la fotografia e bravissimo il cast.

Tra gli attori sono molto contento per i vincitori: Frances McDormand mi piace molto dai tempi di Fargo e Gary Oldman lo merita anche per la carriera. L’ho amato in Dracula, molti anni fa. Giusto così.

Alex Marchi per Teleblog

8 – Puoi anticiparci eventuali futuri progetti?

Sto lavorando a un nuovo testo teatrale su Primo Levi e la sua difficoltà di sopravvivere all’Olocausto. Comincia nel giorno in cui primo Levi è morto suicida ed è un alternarsi tra sogno e realtà. Nei panni del Profeta Elia, porto lo scrittore a confrontarsi con i “fantasmi” della sua vita. È un parte molto stimolante in cui mi trasformo in svariati personaggi, tra cui Rudolf Höss, capo di Auschwitz ed inventore delle camere a gas. Speriamo di metterlo in scena anche in Italia, prima o poi.

Voglio inoltre dedicarmi di più al progetto N.I.A.L. – Native Italian Actors in London. Siamo un gruppo di attori italiani nato dalla bellissima iniziativa di alcuni come Alessandro De Marco (qui la nostra intervista) ed Anna Elena Pepe, con l’idea di presentarci all’industria come validi attori professionisti di madrelingua italiana con un ottimo inglese. Ma prima di tutto è un modo per aiutarsi, stare insieme e condividere le nostre idee. Stiamo crescendo molto: sono già nate svariate collaborazioni, anche con l’Italia.

9 – Parteciperesti mai a un reality show se te lo proponessero?

Mai. Credo che con i “reality” a Londra abbiano ben poco a che fare. L’unico che potrei prendere in considerazione è forse Masterchef, se vogliamo chiamarlo reality: mi sembra che si impari davvero qualcosa partecipandovi.

Giuseppe Ino per Teleblog.