Gianfranco Gallo, Don Giuseppe Avitabile in Gomorra: la nostra intervista

Teleblog intervista Gianfranco Gallo attualmente in Gomorra

Gianfranco Gallo ha assicurato che il finale di Gomorra farà un grande botto, con un vero colpo di scena. Nessun spoiler da parte di Don Giuseppe Avitabile, il ruolo che interpreta Gianfranco gallo in Gomorra, che con la sua sete di potere ha messo anche in grande difficoltà il nuovo boss del clan Savastano. Sua figlia Azzurra è sposata con Genny Savastano e tra i due non è mai corso buon sangue. Gianfranco Gallo è un orgoglio del teatro napoletano e del cinema, un grande attore e autore teatrale prestatosi al cinema e alla televisione con grande maestria e professionalità.

Abbiamo intervistato Gianfranco durante la grande festa della terza edizione del Premio Cinema Campania svoltosi al Cinema Hart d Napoli.

Come stai vivendo la popolarità di Gomorra, poiché il tuo personaggio sta piacendo molto?

Ci siamo abituati un po’ alla fama, alla quale, noi attori di teatro, non eravamo abituati, ma io ho superato lo scotto ai tempi di Un Posto al Sole, ebbi una sorta di trauma, volevo andare dallo psichiatra perché mi fotografavano con il telefonino di nascosto e mi sentivo a disagio e infastidito. Gomorra è un bel successo, una serie che dà molte soddisfazioni, perché piace a tutti ed è motivo di dibattito.

Qual è stata la difficoltà più grande per interpretare questo personaggio?

Ho già interpretato molti cattivi, ai tempi di Un Posto al Sole. Questo personaggio in Gomorra mi ha dato l’opportunità di rimettere in gioco un po’ di recitazione interiore e psicologica. Ho cercato di non fare lo stereotipo del Camorrista e di trovare delle motivazioni nella psicologia del personaggio, ho impostato il rapporto di possesso con la figlia anziché buttarla tutta sui soldi con Genny.

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Quali evoluzioni ci saranno sul tuo personaggio?

Aspettate venerdì che c’è il botto per le ultime due puntate finali.

Ci sarà la quarta stagione?

Certo è già in cantiere.

Vedremo anche il tuo personaggio?

Vi rimando tutto alle ultime due puntate finali.

Facciamo un bilancio del 2017 e cosa ti auguri per il 2018?

La cosa più bella del 2017 che mia figlia mi ha dato un nipote. È successo come nella fiction, mi arrivavano le sceneggiature e mia figlia mi diceva che era incinta. Abbiamo vissuto questo psicodramma alla fine piacevole.

Come ti trovi nel ruolo di nonno?

Bene, perché sono un nonno giovane o no?

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In cosa ti vedremo nel 2018?

Ho due film in uscita uno si chiama Ricchi di fantasia del regista Francesco Miccichè, con Sergio Castellitto, Sabrina Ferilli, Antonio Catania etc. L’altro film si chiama Palato Assoluto di Francesco Falaschi con Vinicio Marchioni e Valeria Solarino.

E a teatro?

Ci siamo fermati adesso e riprendiamo a gennaio con un mio spettacolo di teatro-canzone, Sette vizi napoletani, con Massimiliano, mio fratello, e qui a Napoli lo abbiamo fatto con Maurizio De Giovanni in scena.

Che cosa manca al cinema italiano, qualcosa che vorresti che ci fosse per il cinema…

Più soldi.  Fortunatamente con la nuova legge regionale campana c’è stato un po’ di ossigeno, alla quale hanno attinto un po’ tutti i registi importanti. Speriamo che vadano avanti così e ci siano sempre più soldi, le Film Commission sono importanti, in Puglia hanno fatto un regolamento per cui, se vai a girare lì, pagano la metà del casting degli attori e spero accada pure in Campania, in modo da creare più movimento.

Nonostante la crisi, a Napoli sono stati girati diversi film e fiction. Come mai c’è questo interesse per Napoli da parte delle produzioni?

È un movimento dal basso, Napoli rinasce quando gli artisti rinascono. È un fermento cominciato da anni, ci sono registi come Guido Lombardi, Edoardo De Angelis, o gli affermati, come Paolo Sorrentino. Gomorra ha dato un grande impulso a tutto ciò, poi c’è stato Sirene, I bastardi di Pizzofalcone, stanno girando L’amica geniale, Napoli oramai è diventato un set aperto.

Molti criticano Gomorra perché porta una figura di Napoli negativa e i critici spesso attaccano la serie perché da un cattivo segnale a chi la guarda. Cosa ne pensi e cosa rispondi?

Non rispondendo. Sono polemiche inutili, non servono a niente. Gomorra è una produzione cinematografica televisiva, non è un prodotto che ha a che fare con il sociale. Il sociale lo devono fare altri.

Foto da Facebook.

Nicola Garofano per Teleblog.it