American Horror Story 7×02: Recensione

Il secondo episodio di American Horror Story: Cult delinea la sua trama politica e introduce nuovi personaggi

  • Titolo originale American Horror Story: Cult
  • Paese Stati Uniti d’America
  • Anno – 2010 (in corso…)
  • Genere – horror
  • Stagioni – 7
  • Episodi – 10
  • Durata – 47 min (episodio)
  • Lingua originale – inglese
  • Cast – Evan Peters, Sarah Paulson

Dopo una premiere non proprio esaltante, il secondo episodio di American Horror Story: Cult intitolato “Don’t Be Afraid Of The Dark” prosegue sulla medesima scia ma delinea meglio la sua trama politica, e introduce nuovi personaggi.

Come ci aspettavamo, le paure di Ally per i clown stanno portando la donna sull’orlo della pazzia, e ciò si ripercuote anche sulla vita sentimentale con la sua compagna Ivy e il figlio Ozymandias (chi è il folle che chiama così un figlio?). Qualcuno però sembra voler sfruttare la patologia della donna di proposito, ed è così quindi che proprio come avevamo ipotizzato nella nostra precedente recensione il buon Murphy decide di ripescare il clichè delle finte visioni, adottando una messa in scena neanche tanto sorprendente. Uno schema che ribadiamo, nel contesto realistico della serie resta l’unica via per donare un tono horror e spaventoso al prodotto.

A creare sempre più paranoie nella donna subentra una nuova coppia di vicini. che con una fin troppa nonchalance hanno deciso di affittare la casa che giorni prima è stata protagonista di un massacro da parte di alcuni figuri vestiti da clown. Fin da subito capiamo che si tratta di una coppia poco convenzionale: Harrison è un apicoltore omosessuale appassionato di armi da fuoco, mentre Meadow è affetta da un cancro alla pelle che le impedisce di avere un contatto fisico, ed è obbligata a vivere lontana dalla luce. I due non sono dei veri amanti, ma due grandi amici di liceo che hanno deciso di sposarsi per vivere sempre insieme. A destare da subito sospetti sono i loro atteggiamenti strambi, ma anche degli sguardi spesso inquietanti, così come risalta all’occhio di Ally (ma anche di noi spettatori) ancora la presenza di sangue nel salotto della casa dove in precedenza sono stati compiuti gli omicidi. Possibile che il primo pensiero della coppia sia stato quello di dedicarsi all’apicoltura invece di ridare un look sobrio alla casa? Insomma, sembrano esattamente i vicini che in uno slasher si rivelano essere dei serial killer, e nulla esclude che dietro le maschere dei clown si celino anche loro. Il tema “Cult” della stagione inizia quindi a trovare la sua forma, mentre Kai Anderson diventa un po’ il veicolatore della trama politica di questa stagione.

Scopriamo infatti che dopo aver provocato il gruppo di messicani nella scorsa puntata, è stato picchiato brutalmente. Una mossa astuta per alimentare le paure del popolo e sfruttarle per vincere la campagna elettorale e diventare consigliere cittadino. Il personaggio diventa quindi ambasciatore della filosofia di Trump alimentando un odio quasi virale in tutta la popolazione del Michigan, gettando di conseguenza anche le basi per un sottotesto sull’immigrazione, che finisce per riflettersi nelle battute finali dell’episodio sul cuoco del ristorante di Ivy, il povero Pedro.

Come dicevamo sopra, la componente horror in questo episodio diventa finalmente più marcata, spostando parte della sua attenzione anche sul piccolo OZ, il cui sviluppo si fa sempre più intrigante. Grande prova anche in questo episodio per Sarah Paulson, che quest’anno sembra proprio intenzionata a bucare lo schermo tra urla disperate, pianti isterici e un filo di tensione sessuale con l’oscura babysitter interpretata da Billie Lourd.

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Commento finale

Al suo secondo episodio American Horror Story: Cult assume finalmente una forma più chiara che mescola con più sapienza i temi politici e quelli horror che attingono dal genere slasher. Permangono alcune incertezze, come una certa prevedibilità nello sviluppo e le dinamiche della storia, che non trovano neanche il giusto supporto della messa in scena. C’è invece di positivo la dura critica al sistema americano, ma in generale all’animo umano che attraverso i suoi ghigni cela odio e paura. Due ingredienti “chimici” estremamente pericolosi.

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