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Gianmarco Tognazzi: il padre e la famiglia, la carriera di attore, l'amore per la campagna e i suoi progetti – L'intervista di Teleblog



Dalla famiglia e al rapporto con il padre Ugo Tognazzi, alla carriera di attore e alla sua passione per la campagna e La Tognazza amata, ai suoi personaggi e ai suoi prossimi progetti: tutto questo e molto altro nella nostra intervista a Gianmarco Tognazzi…

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Gianmarco Tognazzi intervistato da Teleblog

Teleblog ha avuto il piacere di intervistare Gianmarco Tognazzi, figlio del grande Ugo Tognazzi e di Franca Bettoja, nonchè fratello di Ricky Tognazzi.

Dalla nascita della sua carriera, iniziata un po’ per gioco quando era un bambino, fino ad appassionarsene e a farlo diventare un mestiere. Al rapporto con il padre Ugo Tognazzi, con il quale condivide non solo la passione per la recitazione ma anche quella per campagna. Si parla quindi della Tognazza amata e di come questa, nata da una passione del padre, divenne poi un’azienda.

Si parla poi dei suoi progetti, dei suoi personaggi, fino alle apparizioni più recenti ne “I Misteri di Laura” su Canale 5 e in “Luisa Spagnoli” su RaiUno. In particolar modo, le considerazioni dell’attore in merito alla fiction “I Misteri di Laura“, etichettato ingiustamente come un “flop”.

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Da oggi, mercoledì 2 Marzo, prende il via la seconda serie della web series “Forse sono io 2“, di e con Vincenzo Alfieri, nella quale Gianmarco Tognazzi sarà una delle new entry (qui i dettagli).

Nei prossimi mesi, invece, lo vedremo ne “Il Ministro“, film di Giorgio Amato con Alessia Barela, Edoardo Pesce, Fortunato Cerlino.

Tutto questo e molto altro nella nostra intervista…

Teleblog: Partiamo da una domanda di routine. Chi è Gianmarco Tognazzi? Presentati ai nostri lettori.

Gianmarco Tognazzi: Eh… (ride) E’ uno che quando può fa l’attore, quando glielo fanno fare. Ormai sono alla soglia dei 50 anni, sono a lavoro per gioco da quando avevo 4 anni, perchè papà ci portava sul set per stare più tempo con i figli e giocare, non lavorare, perchè quello era un modo per giocare e stare insieme. Poi dopo mi sono appassionato sentendo parlare e avendo intorno solo questioni legate al cinema, al teatro e all’arte, visto che Ugo aveva questa sua volontà di avere sempre i suoi amici per parlare di lavoro a cena. Quindi sai, questo è un mestiere che o lo ami o lo odi. E quando poi lo sposi, avendo avuto un padre di riferimento così, ho iniziato a fare le mie esperienze prima come assistente alla regia, poi facendo il volontario, la Scuola di Cinematografia come operatore alla macchina, mi è capitato di stare sui set, e poi ho avuto il vantaggio e la fortuna, vivendo in una famiglia così, di avere delle opportunità sin da molto giovane. Poi a un certo punto ho iniziato a studiare recitazione quando già avevo fatto delle cose abbastanza importanti, ho avuto delle occasioni e da lì è cambiato il mio modo di lavorare, più consapevole. Insomma, c’è stata una carriera fatta di teatro, di cinema, di televisione e di fiction.

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Teleblog: Ecco, la prossima domanda riguarda proprio questo: essere figlio di due grandi attori, Ugo Tognazzi e Franca Bettoja, nonchè fratello di Ricky Tognazzi, quali vantaggi e quali svantaggi ti ha portato?

Gianmarco Tognazzi: I vantaggi sono quelli che ti dicevo prima, nasci in un’ambiente e in una situazione in cui le persone le conosci personalmente perchè ruotano intorno alla figura di tuo padre. E quindi avere il contatto diretto per andare a fare il volontario rispetto a uno che viene dal niente, piuttosto che avere l’opportunità di sentir parlare di lavoro in tutti i termini… come dire, sei avvantaggiato dal conoscere quel mondo in ogni dettaglio, sia per la figura di tuo padre, sia per tutti quelli che gli ruotano intorno. Quindi hai una serie di informazioni e di esperienze intorno che all’inizio ti aiutano a saperne più degli altri. E questo, almeno in partenza, porta senza dubbio ad avere opportunità in maniera più facile. Solo che poi quando arrivi sul mercato e ti metti in concorrenza con gli altri, visto che vieni da quel tipo di famiglia, si creano su di te delle attese, anche se magari non hai ancora maturato quel tipo di esperienza dovuta. Per cui vieni messo a confronto, non ti si perdonano degli errori, sei guardato con una critica molto superiore rispetto a chi invece viene dal nulla. Quindi c’è un vantaggio iniziale e lo svantaggio poi di tutto quello che ci si attende da te anche se magari non hai ancora avuto il tempo di maturare sotto questo profilo artistico.

Teleblog: Parlando sempre del mondo della recitazione, qual è l’insegnamento più grande che ti hanno dato i tuoi genitori?

Gianmarco Tognazzi: Non ci sono insegnamenti perchè mio padre non era un tipo di padre che ti dice cosa vuole che tu faccia o quello che tu devi essere. E’ un uomo che si è fatto vedere in maniera molto trasparente con i suoi figli, un po’ come un “bambino”, perchè gli attori mantengono una parte di infantilità interna che li aiuta poi a creare i personaggi e a vivere con le loro storie. Ugo era un uomo molto aperto, molto trasparente nel bene e nel male, nei successi e negli insuccessi. Era un uomo che si faceva vedere sia nelle grandi gioie che nelle grandi difficoltà di questo mestiere, e ha sempre avuto questo atteggiamento di grande fiducia nell’intelligenza e nella responsabilità che i figli si devono prendere facendo scelte che non sono condizionate dalla volontà del padre o della madre, ma che sono invece prese dai figli per quello che vogliono realmente fare. E quindi quando te ne prendi una responsabilità, vedendo cosa può succedere all’interno di quel mondo sia in positivo che in negativo, lui aveva la fiducia che poi noi sapessimo regolarci nei confronti del mestiere, della professionalità, di quello che comportava, dei sacrifici, e non soltanto di quello che poteva apparentemente sembrare un mestiere facile.

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Gianmarco Tognazzi

Teleblog: Sei un attore a tutto tondo: teatro, cinema, televisione, web series. Quattro canali d’espressione diversi l’uno dall’altro, ma con uno scopo comune. Tu che li vivi in prima persona, in cosa li accomuni e in cosa li differenzi, sopratutto nel loro modo di comunicare con il pubblico?

Gianmarco Tognazzi: Guarda, per come l’ho fatto io non applico nessuna differenza recitativa. Quindi non è il mezzo, il lavoro dell’attore è sempre quello, dipende tu come lo affronti. Poi tecnicamente c’è chiaramente il filtro della tecnologia o del supporto tecnico nel cinema, nella televisione, nella web series o nella fiction, a differenza del teatro che è invece un lavoro di contatto diretto con il pubblico che sicuramente è il test più importante che uno fa quotidianamente su se stesso rispetto a quella che è la percezione che arriva dalla sala, dal pubblico, dal contatto diretto. Quindi la differenza è solo quella, poi il modo di applicarlo per quel che mi riguarda è identico.

Teleblog: Nella tua ricca carriera hai interpretato ruoli di ogni tipo. Ognuno di questi ti avrà sicuramente lasciato qualcosa, ma ce n’è uno in particolare a cui ti senti più “grato” o al quale ti senti più legato?

Gianmarco Tognazzi: No, sinceramente no, perchè tra le prerogative mie, tra le cose che ho preso da mio padre come riferimento mio, essendo una cosa che mi stimolava molto e visto che sono un incostante e che non amo la ripetizione delle cose, ho sempre cercato di andare oltre il clichè che in Italia ti viene spesso affibiato o sul drammatico o sul comico, o sei l’uno o sei l’altro. Ho sempre cercato, prendendomi dei rischi, di variare il più possibile sia sui generi che sulle cose. Non è facile, perchè questo è un paese che ama metterti in un clichè, quindi che dice “Ah, questo è quello che fa ridere”, “Ah questo è quello che fa le cose serie”, “Lui è quello che fa teatro”… No, io forse anche a discapito di una riconoscibilità più nazional popolare, ho sempre cercato di andare verso i diversi personaggi, e anzi ho sempre cercato di trovare la caratterizzazione di una differenzazione se questi personaggi avevano delle similitudini o se le loro storie erano simili. Ho sempre cercato di trovare la variante. Non mi interessa rappresentare me stesso come sono nella vita, credo che il lavoro dell’attore sia più un divertirsi nell’andare a scoprire le differenze che ci sono tra il tuo carattere, il tuo modo di essere, il tuo background rispetto al personaggio che vai a interpretare. L’esercizio di stile di stare sempre a raccontare Gianmarco cambiando un vestito e non facendo alcun tipo di sforzo non mi interessa. Sicuramente qualcosa di me nei personaggi c’è sempre, perchè non credo neanche all’estraneazione totale da se stessi. Quindi non c’è un personaggio in particolare. In linea di massima farei un torto agli altri personaggi dicendone uno, sono esperienze diverse, momenti diversi, caratterizzazioni diverse. Poi sì, nel cuore magari te ne rimane qualcuno un po’ di più per il tipo di storia che hai raccontato, quindi per esempio il colonnello Moresco ne “Le ultime 56 ore“, che era un film che ho fatto con Claudio Fragasso, con il quale avevo fatto anni prima “Teste rasate” che era un film completamente differente anche per la caratterizzazione del personaggio. Per esempio quello, piuttosto che la partecipazione a “Romanzo criminale” con il personaggio di Carenza, che era uno dei servizi segreti e che ha aperto poi su di me quel filone dei personaggi ambigui, cattivi. Però in realtà non ci sono legato per quello, ci sono legato per il film in se stesso, per il personaggio, molto negativo in quel caso così com’era invece molto positivo quello del colonnello Moresco ne “Le ultime 56 ore”. Però vale anche per la commedia de “I laureati“, piuttosto che “Facciamo fiesta“, “Uomini senza donne” o “Teste di cocco” con Alessandro Gassman, che sono stati tre personaggi di commedia con gradazioni diverse dove mi sono molto divertito. Diventa difficile dirtene uno, ci sono talmente tante cose diverse e io cerco talmente tanto di cambiarle che poi alla fine non c’è una preferenza…

Gianmarco Tognazzi ne "Le ultime 56 ore"
Gianmarco Tognazzi ne “Le ultime 56 ore”

Teleblog: E c’è invece un ruolo che vorresti interpretare e che non hai ancora interpretato?

Gianmarco Tognazzi: Uh, a voglia! Appunto, come hai detto, tutti quelli che non ho avuto modo di interpretare. Siccome sono molti di più quelli che non ho interpretato rispetto a quelli che ho interpretato, anche lì è un ventaglio talmente largo che risulta difficile dirne uno.  Cioè l’attore si appassiona molto di più a una proposta, al fatto che il regista ti veda magari in una cosa a cui tu non avevi mai pensato, e devi fare quindi tutto un lavoro di conoscenza di quella realtà e ti appassioni a quella storia, a quello spaccato, a quella caratterizzazione. Quindi in partenza non ce n’è uno, c’è l’apertura a nuove soluzioni che magari nemmeno immagini.

Teleblog: Tu e tuo padre, oltre ad essere accomunati dalla recitazione, avete anche un’altra passione in comune, ovvero quello per la cucina e la campagna. Infatti nel 2010 hai preso in mano “La Tognazza amata”,  l’azienda eno-gastronomica fondata da tuo padre nel 1969 a Velletri…

Gianmarco Tognazzi: Diciamo che la mia passione più che alla cucina è legata alla campagna, dove lui mi ha fatto crescere. Quindi sono cresciuto, oltre che con il cinema intorno nelle sue cene, anche intorno all’amore per la terra, per la materia prima, per i prodotti che qui a Velletri sono sopratutto il vino, l’olio, questa sua volontà di avere tutte le cose che cucinava dalla sua terra, quindi un orto incredibile, due persone che lavoravano per lui affinchè avesse i prodotti che cucinava. Quindi diciamo sopratutto l’amore per la terra, per la natura intesa come vita di campagna e non vita di città ecco.

Gianmarco Tognazzi ne "La Tognazza"
Gianmarco Tognazzi ne “La Tognazza”

Teleblog: E com’è il Gianmarco “contadino”?

Gianmarco Tognazzi: E’ quello che hai detto, contadino. Nel senso che io vivo in campagna, sono in campagna, e ho preso ispirazione dal luogo in cui lui mi ha fatto crescere per realizzare anche un altro sogno che lui in realtà non aveva pianificato, non aveva mai pensato di farla diventare un’azienda. Nasceva veramente a scopo “ugoristico”, come lo definisco io, nel senso che era tutto per se stesso e per far godere i suoi amici ospiti. Io invece ho ripreso in mano questo luogo che poi lui chiamava “La Tognazza“, e che tutti abbiamo sempre chiamato così, che è proprio un luogo fisico che io nel tempo, appassionandomi al vino e a quelle filosofie, ho fatto diventare un’azienda. All’inizio facendo un omaggio a papà e partendo sempre dalle suggestioni da lui indicate relativamente alla materia prima, ai prodotti, ecc, e poi ripristinando i vini che facevamo per casa, che non erano commercializzati e per i quali non c’era neanche questa prospettiva. Io invece mi ci sono appassionato, all’inizio li ho ripristinati e poi ho dato un’evoluzione come probabilmente avrebbe fatto pure lui se si fosse immesso in un’avventura del genere. Sto quindi ragionando su un’azienda che va nell’innovazione della lavorazione del vino, dell’uva e dei prodotti che adesso fanno parte de “La Tognazza amata”, che è l’azienda che alla fine ho messo in piedi io su suggestione di quello che papà faceva più per se stesso e per i suoi amici…

Teleblog: Parlando di vini, se tu fossi un vino quale saresti?

Gianmarco Tognazzi: Sono tutti e tre i vini che ora facciamo, anche se stanno per arrivarne altri due a breve. Quindi sono un po’ “Tapioco“, che poi è il bianco che facciamo noi, sono un po’ “Come Se Fosse“, ma sono anche un po’ “Antani“. Quindi sono un incrocio tra un Merlot e un Syrah diciamo…

Gianmarco Tognazzi e i vini de "La Tognazza amata"
Gianmarco Tognazzi e i vini de “La Tognazza amata”

Teleblog: E invece come riesci a conciliare il mestiere di attore con la gestione della campagna?

Gianmarco Tognazzi: Ci vivo in campagna, quindi ce l’ho a partata di mano. Tutto il tempo libero che ho lo dedico a quello che ho intorno, e a volte ne ho anche tanto perchè non è che ci sia più tutto questo gran lavoro nel cinema, nel teatro e nella televisione dato che siamo tantissimi e dato che si è notevolmente ridotto con la crisi. Il tempo libero lo dedico all’azienda e parallelamente anche all’associazione culturale che abbiamo fatto qui a Velletri dedicata appunto a Ugo Tognazzi, per dare rivalutazione sia alla sua figura sia al territorio che lui ha scelto, dove ci ha fatto crescere e dove viviamo ancora. Quindi sono tre attività completamente diverse: una è un’azienda che ha delle logiche, l’altra è invece legata al luogo e alla figura di Ugo per un discorso di rivalutazione del territorio e della figura artistica di papà legata a questo territorio, e poi c’è quella dell’attore. Convivono tranquillamente tutte e tre…

Teleblog: Ho letto che sei stato anche tutor nei corsi di recitazione alla Act Multimedia, e al N.U.C.T., scuole di cinema a Cinecittà…

Gianmarco Tognazzi: Sì, negli anni passati ci sono state delle collaborazioni con le scuole di Cinecittà in dei corsi dell’Act e del N.U.C.T., ma l’ho fatto anche con Ivana Chubbuck, che è una delle più importanti maestre del metodo americano, che spesso è venuta a Roma per fare dei corsi nei quali io sono stato il suo testimonial.

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Teleblog: E qual è l’insegnamento più importante che dai agli studenti e, più in generale, a tutti quei ragazzi che vogliono intraprendere questa strada?

Gianmarco Tognazzi: Che comunque è un mestiere molto difficile, molto complesso, che le opportunità possono arrivare ma sono anche molto casuali al di là delle capacità e delle attitudini, che studiare è comunque fondamentale, però è chiaro che oggi con la crisi che c’è in questo settore pensare di basare la propria sopravvivenza solo sul mestiere dell’attore è molto complesso, molto difficile. E’ molto complicato vivere di questo mestiere perchè non sono più industrie come lo erano una volta, e quello che è rimasto dell’industria in questi tre settori, cioè teatro, cinema e televisione, è un panorama molto limitato sul profilo produttivo relativamente a quanti siamo invece attori, da professionisti, aspiranti o non professionisti. Quindi bisognerebbe sempre avere un Piano B, sul quale basare il proprio sostentamento e magari farlo all’inizio come hobby, poi se le cose ti vanno bene magari diventi un grande personaggio e le opportunità di lavoro ti consentono di vivere solo di questo mestiere. Se no è un po’ faticoso.

Gianmarco Tognazzi
Gianmarco Tognazzi

Teleblog: Abbiamo parlato del Gianmarco attore, del Gianmarco contadino, del Gianmarco insegnante. Parliamo invece del Gianmarco spettatore. Cosa ti piace seguire in tv e al cinema?

Gianmarco Tognazzi: Io posso seguire saltuariamente in base a tutte le cose che faccio, quindi non ho nè una dipendenza da social, nè una dipendenza da tv, nè una dipendenza da cinema. In più vivo fuori in campagna, quindi il cinema purtroppo è diventato un po’ più difficile da intercettare. Ho pure due figli piccoli, quindi non è così comodo organizzarsi. In realtà mi incuriosisco di quelli che sono i programmi nuovi, che fanno i miei colleghi, che faccio io, cose che magari avrei potuto fare e non ho fatto, e quindi mi capita di intercettare quella fiction o quella trasmissione in televisione. Ma poi quando hai i bambini sai meglio di me che sono loro a gestire il telecomando e l’intrattenimento. Quindi per i primi 5, 6, 7 anni arrivano prima loro con quelle che sono le loro esigenze, e magari riscopri cartoni animati di quando eri bambino.

Teleblog: Da oggi sarà disponibile la prima puntata di “Forse sono io 2“, la web series di Vincenzo Alfieri. Tu sei una delle new entry di questa nuova serie e interpreti uno psicologo che aiuterà Mike in un momento per lui difficile. Ci parli un po’ di questo personaggio?

Gianmarco Tognazzi: E’ un personaggio molto divertente perchè la serie era già abbastanza fuori dagli schemi e dalle righe già nella prima serie e intorno a quello che succedeva a Mike; la seconda, se vogliamo, lo è addirittura ancor di più non soltanto negli intrecci ma anche nella caratterizzazione dei personaggi. Il mio personaggio è uno psicologo, e io amo dire che uno psicologo avrebbe bisogno di andare da uno psicologo. (ride) Con Vincenzo ci conoscevamo già, con lui avevo anche fatto un film in cui interpretavo suo padre, vidi la sua prima serie di “Forse sono io” e l’ho trovata fatta molto bene, molto divertente, molto strana. Avevo già fatto un’altra web series diametralmente opposta a “Forse sono io” e gli ho detto che se avesse fatto la prossima ci sarei voluto essere. Lui mi ha proposto questo ruolo dove c’era veramente modo di svariare, di inventare, di eccedere perchè la serie lo prevedeva. E quindi mi sono molto divertito a dargli una caratterizzazione, se vogliamo, anche di follia all’interno dell’equilibrio della serie.

Vincenzo Alfieri e Gianmarco Tognazzi
Vincenzo Alfieri e Gianmarco Tognazzi

Teleblog: La seconda serie di “Forse sono io” possiamo dire che parte da un quesito, ovvero cosa potrebbe arrivare a fare una donna che è stata ferita in amore. Gianmarco Tognazzi ha mai ferito una donna in amore?

Gianmarco Tognazzi: No, in realtà Tognazzi ha spesso subìto al contrario, la “donna” ero io in quel caso. Spesso sono state le donne che me ne hanno fatte passare di tutti i colori. Poi ho avuto la fortuna di incontrare mia moglie quasi sedici anni fa, e quindi fortunatamente la mia vita sentimentale ha trovato la sua giustizia e io ho trovato una persona giusta per me, che non me ne facesse passare di tutti i colori. Però so cosa può arrivare a fare un uomo che viene tradito o che viene mandato fuori di testa, perchè vale in realtà sia in un senso che nell’altro quando si è feriti. Però chiaramente tutto questo nella web series è trattato in una chiave di commedia e porta all’enfatizzazione di certi comportamenti e di certe cose, in una chiave molto ironica e molto divertente che devo dire che a me, per quello che ho potuto vedere in dei piccoli spezzoni, mi ha divertito molto.

Teleblog: In questi ultimi anni le web series stanno prendendo sempre più piede. Cosa ne pensi a riguardo? In un’era in cui abbiamo assistito a un’esplosione mondiale del web e dei suoi canali distributivi, pensi che in quale modo la televisione possa essere soppiantata da questi nuovi mezzi?

Gianmarco Tognazzi: No, no se la televisione troverà il modo di rinnovarsi, di adeguarsi e di non focalizzarsi solo a trattenere con sè il pubblico che si era abituato ad altri schemi. Se gli schemi cambiano e se vuoi tenere anche il pubblico nuovo allora devi rinnovare anche nella televisione il tipo di intrattenimento o di format televisivo che fai. E anche le serie americane lo dimostrano, si sono rinnovate molto. E noi televisivamente non dobbiamo fare quest’errore secondo me, se vogliamo aumentare il bacino d’utenza o vogliamo mantenere quello che abbiamo dobbiamo saper inventare dei linguaggi per la televisione che siano anche sperimentali tanto quanto il web si propone. Il web oggi si propone per avere tutte quelle varianti che certe volte, magari, la televisione ha paura di affrontare e che certe volte invece si rivelano un’innovazione e un qualcosa che piace. E’ chiaro che se la tv rimarrà ancorata soltanto al pubblico di riferimento è come il teatro quando si affidava solo agli abbonati che vedevano un certo tipo di teatro, rischi che poi questi abbonati invecchiano, si standardizzano solo su una cosa e rischi di non avere anche il ricambio generazionale che ti segue su quel mezzo. Ma questo dipenderà da che sperimentazione la tv inizierà a fare.

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Gianmarco Tognazzi

Teleblog: Una delle ultime produzioni a cui hai preso parte è “I Misteri di Laura“, dove finalmente non ti abbiamo visto nelle vesti di cattivo. Dopo un buon inizio, la fiction è drasticamente calata negli ascolti. Cosa pensi che non abbia funzionato? Forse era una fiction “diversa” da quelle al quale il pubblico di Canale 5 è abituato? O forse è stata solo penalizzata dai continui cambi di palinsesto?

Gianmarco Tognazzi: No, nessuna delle tre cose, perchè l’analisi purtroppo non è giusta, ma non da parte tua, in generale. C’è da chiedersi come mai si è parlato di flop se tutto quello che in questo momento è andato in onda prima, durante e dopo “I Misteri di Laura” ha ottenuto gli stessi risultati, se non addirittura anche peggiori. C’è da chiedersi perchè poi passa come messaggio attraverso i media e attraverso le analisi che si leggono sul web e sui giornali che l’unico flop è “I Misteri di Laura”. C’è qualcosa che non mi torna. Evidentemente si vuole far passare “I Misteri di Laura” per un flop che non è stato. Nel senso che allora lo stesso discorso va fatto per la serie che è andata prima di noi, sempre su Mediaset, per quella che è andata durante, che era quella con la protagonista de “Il Segreto“, che ha fatto esattamente gli stessi numeri se non più bassi de “I Misteri di Laura”, e anche per quella che è andata successivamente a noi, che è andata pure peggio. Però stranamente si è parlato di flop solo per “I Misteri di Laura”…

Teleblog: Beh anche con quella di Panariello si è parlato di flop, penso ti riferissi a quella…

Gianmarco Tognazzi: No no, si è parlato di calo degli ascolti. Diciamo che il prendere di punta un prodotto come è stato per “I Misteri di Laura“, parlo giornalisticamente, parlo per le considerazioni che ho letto, parlo dei media e non dei risultati d’ascolto, lo trovo bizzarro, davvero bizzarro. E’ stato preso di punta come se fosse un’eccezione, e invece non è così. Quindi non essendo così vorrei capire perchè piace tanto far passare una cosa per un flop e le altre per delle cose che non sono andate esattamente come dovevano andare e che invece sono andate molto peggio di noi…

Gianmarco Tognazzi ne "I Misteri di Laura"
Gianmarco Tognazzi ne “I Misteri di Laura”

Teleblog: Da questo punto di vista poi è pure facile etichettare, nel senso che appena una fiction viene etichettata in un certo modo, in questo caso per via degli gli ascolti, allora poi è pure difficile svincolarsene…

Gianmarco Tognazzi: No, perchè la massa non è quello, perchè quello è l’intercetto che fa una fiction in questo momento su quei canali. Quindi il mio non è un dire “Perchè non dite che gli altri sono andati peggio?”, bensì un dire che il dato effettivo è che tutti più o meno, dopo la prima puntata di curiosità in cui si intercetta un 1-2% in più, si sono assestati tra il 10 e il 13%, perchè quelli sono più o meno gli ascolti medi. Che poi alla fine “I Misteri di Laura” credo che abbia chiuso con una media dell’11,90%, o comunque poco meno del 12%. E lì poi possiamo entrare nel merito degli spostamenti continui che ci sono stati del giorno di riferimento, che forse possono aver inciso. O il fatto che io, Carlotta Natoli e Daniele Pecci non siamo dei volti ancora di riferimento, e quindi devi dare pure tempo alla gente di appassionarsi. Immagino che se si fosse sospeso “Zelig” dopo il primo anno con gli ascolti che faceva, oggi non avrebbe avuto tredici stagioni come poi è successo, anche se in quel caso parliamo di un tipo di intrattenimento diverso. E’ chiaro che se non dai continuità non riabitui a un genere che da un po’ di tempo è abbandonato e che hai levato a un certo tipo di pubblico, che è quello del family, del giallo se vogliamo semplice, di commedia. Quindi mi sembra soltanto un giudizio un po’ troppo prematuro rispetto a cosa funzionava. Noi sicuramente abbiamo avuto un intercetto medio sui quasi tre milioni a puntata, al di là dei punti di share, che erano molto affezionati, e chiunque abbia seguito quella serie ne parlava in maniera molto piacevolmente sorpresa. Quindi poi sinceramente le logiche per cui non si farà la seconda serie non le so, non mi interessano, mi dispiace solo perchè vedevo che chi aveva cominciato a seguirla avrebbe avuto piacere se fosse andata avanti. Poi per carità, ci sono scelte che vengono fatte se non si farà la seconda, però credo che potesse essere una cosa che sarebbe potuta andare avanti…

Teleblog: Quindi ci confermi che la seconda serie non ci sarà? Perchè si diceva che si stesse già scrivendo…

Gianmarco Tognazzi: Se ad oggi non ne sappiamo ancora nulla, a meno che non vogliamo andare in onda tre anni dopo la prima serie, immagino che non si farà. Che fosse prevista una seconda serie era un dato effettivo, poi da lì non so quali sono le logiche per le quali si decide e come viene deciso. La scrittura e l’ipotesi di una seconda serie erano già da opzione, però non si sta portando avanti, i tempi non mi sembrano più maturi. Poi oltretutto credo che le opzioni siano anche scadute più o meno a fine Febbraio, quindi immagino che ognuno di noi adesso si riorganizzerà per fare le proprie cose. Quindi non vedo la possibilità che ci sia una seconda serie…

Gianmarco Tognazzi
Gianmarco Tognazzi

Teleblog: Di recente ti abbiamo visto anche nella fiction di RaiUno su Luisa Spagnoli, con Luisa Ranieri…

Gianmarco Tognazzi: Quella fiction è andata benissimo, una storia meravigliosa. Bravissima Luisa Ranieri e anche Vinicio Marchioni, tutti i grandi attori che c’erano intorno a noi. Devo dire che anche il successo di un personaggio così “stronzetto” come lo era il conte Icilio Sangiorgi mi ha fatto molto piacere, perchè era una partecipazione. Poi insomma, lo sono riuscito a ridicolizzare nella sua altezzosità e nei suoi difetti, per cui l’ho reso un personaggio che pian piano verteva un po’ anche verso la commedia. Mi sono divertito molto e il risultato di aver fatto quasi il 30% d’ascolto con tutte e due le puntate dimostra che certi personaggi geniali, come lo è stata appunto Luisa Spagnoli, interpretata benissimo da Luisa Ranieri e girato molto bene da Lodovico Gasparini, e certe storie meravigliose fanno conoscere grandi personaggi facendo scoprire anche dei lati che non erano noti a tutti. Molti magari la conoscevano come stilista, e ignoravano che fosse l’inventrice della Perugina, dei Baci Perugina, delle Rossana, delle Banane al cioccolato, piuttosto che dell’uovo di Pasqua al cioccolato con dentro la sorpresa. Quindi stiamo parlando di un genio assoluto, al di là di quello che è stata come stilista per cui tutti oggi la riconosciamo. E magari non sanno tutto quello che lei ha fatto come imprenditrice prima di diventare stilista, cioè un’azienda come la Perugina. Stiamo parlando di un genio puro…

Gianmarco Tognazzi è il conte Icilio Sangiorgi
Gianmarco Tognazzi è il conte Icilio Sangiorgi

Teleblog: Altri progetti in cantiere?

Gianmarco Tognazzi: Anzitutto adesso sostenere la web series “Forse sono io 2“. Poi c’è il film “Il Ministro” che ho fatto l’anno scorso con Fortunato Cerlino, che poi è il grande vecchio di “Gomorra”, e insieme ad Alessia Barela, Edoardo Pesce, Jun Ichikawa. E’ una commedia “black”, si chiama “Il Ministro” e dunque mi sembra evidente quale possa essere l’argomento: un imprenditore, che sarei io, che è sul lastrico e l’ultima chance di ripresa che ha è la conoscenza con questo ministro al quale organizza una cena a casa sua, a casa di quest’imprenditore, perchè hanno insieme un affare, e durante questa cena ne succedono un po’ di tutti i colori nei rapporti interpersonali tra questi personaggi. Il film dovrebbe uscire tra fine Aprile e Maggio. E’ un piccolo film con una piccola distribuzione, perchè il cinema italiano è fatto per la stramaggioranza di quello, cioè di film piccoli con piccole distribuzioni. Però è un film che mi è piaciuto molto, io mi sono divertito molto a farlo e mi sembra anche molto interessante…

Intervista a cura di Daniela Bella per Teleblog


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