Le Iene Pelazza e Canala nel mirino della Procura per un'inchiesta su patenti false

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Luigi Pelazza

Un caso questo che è davvero sconcertante, ovvero rischiare di passare dei guai per aver fatto il proprio lavoro ovvero aver documentato una frode che poi è il lavoro che fanno a Le Iene, il programma di Italia Uno da anni, è vero altresi che l’inchiesta aperta dalla Procura di Napoli si basa sul fondamento o meno che le inchieste vadano condotte da giornalisti veri e non, almeno come nel caso di Striscia la notizia, da inviati che con il giornalismo vero non hanno nulla a che fare. Ad ogni modo questo caso rischia di aprire una nuova voragine sul modo di fare giornalismo e inchieste in televisione.

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ai due inviati de arriva la soffiata che il titolare di una scuola guida, Carlo Fiorito, richiede denaro extra per concedere patenti nautiche senza troppi problemi. I due lo avvicinano, comincia una trattativa. Prima la richiesta di 2.500 euro, che sale a 3.500 quando Pelazza e Canala (i cui dialoghi con Fiorito sono tutti filmati) rivelano al titolare della scuola guida che non sappiamo distinguere neanche la poppa dalla prua di una barca. Per Fiorito non è un problema. Fa niente se si mette a repentaglio la propria vita e quella degli altri. Basta oleare ulteriormente chi di dovere, negli uffici pubblici, perché arrivi la patente senza fare neanche l’esame. Così finiscono nella rete dei due giornalisti non solo Fiorito, ma anche i funzionari Bernardo Corona e Raffale Aiello, rispettivamente responsabile e dipendente dell’Ufficio circondariale marittimo di Pozzuoli. I due, stando al capo d’imputazione, «ricevevano o comunque accettavano la promessa della dazione della somma di 3.500 euro da Mirko Canala e Luigi Pelazza per il tramite di Carlo Fiorito». In particolare, i due funzionari dell’Ufficio marittimo «nell’esercizio delle loro funzioni – si legge nel capo d’imputazione – alteravano il verbale d’esame del 27 luglio 2000 mediante aggiunta del nominativo di Mirko Canala all’elenco dei soggetti esaminati dalla Commissione riunitasi per il rilascio delle patenti nautiche senza limiti, in modo da farlo risultare idoneo senza che il predetto si fosse mai sottoposto all’esame». Per consentire poi che Canala venisse in possesso della patente, «formavano e rilasciavano la falsa patente nautica n. 42 del 2013 a titolo di duplicato di quella in precedenza apparentemente emessa in data 27 luglio 2000 di cui veniva denunciato il falso smarrimento in data 7 ottobre 2013 presso la stazione dei carabinieri di Napoli Chiaia».

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In questa fase si inserisce anche un altro titolare di scuola guida: Antonio Ausilio, il quale «al fine di consentire il rilascio del duplicato delle patenti nautiche, «attestava falsamente nella denuncia di aver smarrito la patente nautica intestata», tra gli altri, anche a «Mirko Canala». Tutta questa vicenda, come detto, finisce in un ampio e ben documentato servizio giornalistico andato in onda a «Le Iene», che porta la Procura ad avviare un’indagine. Tuttavia dopo poco giunge la beffa: l’accusa pende anche sui due autori dell’inchiesta giornalistica. Per i pm di Napoli sia Canala sia Pelazza sono comunque colpevoli. Stessa cosa l’ha ritenuta il gup. Il rischio, però, è che in un paese in cui la corruzione rappresenta il reato «principe», nessun giornalista vorrà più rischiare un’incriminazione per il solo motivo di aver denunciato fatti nell’interesse dei cittadini onesti.

Secondo l’avvocato Taormina che difende i due inviati se questo caso va avanti e finisce male, molti giornalisti in futuro avranno paura di portare avanti qualche inchiesta e come dargli torto?

Giuseppe Ino

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