Luciana Littizzetto e il caso dei 100 euro donati alla ricerca contro la Sla

Luciana Littizzetto e il caso dei 100 euro donati alla ricerca contro la Sla

In queste settimane si sta facendo un gran parlare di queste famose secchiate di acqua che i vip anche italiani si stanno dando per portare all’attenzione il problema della Sla una terribile malattia a cui la ricerca da anni sta cercando di dare una cura o almeno di dare sollievo a chi ne è vittima, il problema è che queste secchiate sono diventate un fenomeno ridicolo reso tale anzitutto da persone comuni che imitano questo gesto ma dietro di certo non c’è beneficienza ma la solita voglia di apparire sui social network, i selfie evidentemente non bastavano più ma si sta dando la possibilità di criticare, sparlare chiunque per qualsiasi gesto che si affianca a questa iniziativa, come ad esempio Luciana Littizzetto che esibendo le sue banconote per un totale di 100 euro ha esploso una feroce polemica nei suoi confronti visti i cospicui cachet da lei percepiti soprattutto per il Festival di Sanremo.

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Ora fermo restando che quei cachet, ammesso che siano realmente quelli, sono altissimi e vanno assolutamente dimezzati se non di più ma questa è un’altra storia, il gesto della Littizzetto che credo abbia un retrogusto goliardico come nel suo stile dovrebbe essere assolutamente rispettato in quanto ognuno dona ciò che vuole mentre magari quelle stesse persone che attaccano o criticano si fanno le secchiate d’acqua prendendosi gioco di un’iniziativa che doveva essere qualcosa di serio e costruttivo ma non appena qualcosa del genere sbarca in Italia viene in qualche modo sporcato, adombrato: il gesto della Littizzetto non è stato bello ma in linea con lo squallore che è diventata in Italia questa iniziativa.

Blogger professionista e da sempre appassionato esperto di telecomunicazioni, serie tv e soap opera. Giuseppe Ino è redattore freelance per diversi siti web verticali. Ha fondato teleblog.it. Collabora tra gli altri anche con UpGo.news nella creazione di post e analisi. Giuseppe Ino su Facebook.

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