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Archivi per la categoria ‘Sceneggiati Rai’

Quando si parla di grandi sceneggiati, oltre Dov’è Anna viene quasi subito in mente anche Belfagor -- Il fantasma del Louvre, di cui è stato realizzato un brutto remake pochi anni fa con una rediviva Sophie Marceau, tanti effetti speciali ma paura nulla!

Lo sceneggiato televisivo (ispirato a un romanzo scritto nel 1927 da Arthur Bernède) è stato diretto dal regista Claude Barma e sceneggiato da Jacques  Armand.
Un misterioso fantasma con un mantello, un copricapo nero e una maschera sul volto appare nottetempo nelle sale del Louvre presso la statua della divinità caldea dell’inganno Belfagor (sale magistralmente ricostruite in studio perché il Ministero delle Belle Arti francese non aveva dato l’assenso alle riprese).

I grandi sceneggiati Rai: Belfagor 1972

Dopo qualche apparizione ci scappa il morto, un custode del museo. Scattano le indagini della polizia ma, soprattutto, si accende la curiosità di uno studente, Andrea Bellegarde (Yves Rènier) e di Colette (Christine Delaroche), figlia del commissario Mènardier che indaga sul delitto.
Nonostante una serie di appostamenti dei giovani protagonisti, con conseguenti apparizioni del fantasma, la cattura e l’identificazione di esso falliscono sempre.
Ovviamente, più della polizia, è Andrea, ad addentrarsi nel fitto del mistero della storia.
Fulcro di tutto è il suo incontro con una misteriosa e affascinante signora, Luciana Borel, e della sua gemella, Stefania, interpretate entrambe da un’affascinante Juliette Greco.
A questo punto entrano in gioco una setta dei Rosacroce, riti esoterici e un tesoro.
Ancora un esempio di televisione che con pochi mezzi, bravi attori e tanta volontà e voglia di sperimentare abbiano confezionato per l’epoca un prodotto innovativo che ancora oggi resiste all’usura del tempo: basta un mantello nero, un copricapo nero e una maschera, atmosfere cupo e un volto enigmatico per incutere se non terrore tanta tanta ansia.

Visto da: 1085

Qual’è il primo dei re?
Il primo dei re è Baal, il demone tricefalo che regna sulla parte orientale dell’inferno.”

Quante legioni ha al suo comando?”
Sessantasei.”

Diretto da Pierre Prèvert. Sceneggiatura di Jacques Champreux.

I compagni di Baal” comparve sugli schermi nel lontano 1969. Sceneggiato di sette episodi (da un’ora ciascuno) ambientato in Francia, una Francia che nel corso dello sceneggiato ci mostrerà la sua faccia più oscura e tenebrosa.

I compagni di Baal sono un’organizzazione segreta, criminale, operano nel buio, nelle profondità della città, nei sotterranei (ambientati, questi ultimi, nelle grotte di Naours, vicino ad Amiens). Alle loro regole non ci si può svincolare, pena la “soluzione finale”: la morte.

Trabocchetti, passaggi nascosti, cimiteri, inseguimenti nel cuore della notte nei boschi, assassini, incappucciati, riunioni segrete…

Hubert de Mauvouloir (Jean Martin) è il capo della setta. Un uomo dagli occhi tenebrosi, dai mille travestimenti (nel corso degli episodi lo vedremo indossare le false spoglie di diversi personaggi). Claude Leroy (Jacques Champreux) è un giornalista. La sua strada e quella della setta s’incroceranno quasi per caso, soprattutto dopo la morte di un suo collega/maestro Jacques Arnaud detto Diogene (Raymond Bussières).

Al fianco di Claude, in quest’avventura, ci saranno il suo migliore amico Pierrot Robichat (Gérard Zimmermann), una ragazza, Françoise Cordier (Claire Nadeau) e il commissario Pépère (René Lefèvre il quale, tre anni prima, impersona un altro commissario, Ménardier, in un altro famosissimo sceneggiato del ’60: “Belfagor ovvero Il fantasma del Louvre“).

Un perfetto e imperdibile cocktail di avventura, suspence, noir, giallo, essoterismo, atmosfere gotiche.

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Series

Visto da: 1548

Miniserie in quattro puntate, produzione di ampio respiro internazionale, con un cast sia italiano che internazionale, trama ispirata ai romanzi di Emilio Salgari.

Uno studioso inglese si reca in spedizione nel Sahara per scoprire il segreto della montagna parlante. Anche un terribile sceicco e un capitano della Legione Straniera hanno il suo stesso obiettivo. Desmond riesce ad arrivare prima degli altri, ma paga la preziosa scoperta con la perdita della vista. Solo l’amore di Anthea, la regina dei guerrieri della montagna parlante, gli farà riottenere la vista e lo aiuterà a combattere.

Finale all’epoca sorprendente e inatteso, grande successo di ascolti per 1.

Nel cast spiccavano i nomi di Micheal York, Miguel Bosè, Delia Boccardo, Diego Abatantuono, Ben Kingsley, James Farentino, David Soul. Per la regia di Alberto Negrin.

La miniserie è acquistabile anche tramite formato DVD. Magnifiche le musiche di Ennio Morricone, alcune interpretate dalla splendida voce di Amii Stewart.

Visto da: 760

All’epoca ero molto piccolo quindi non ricordo particolarmente questo sceneggiato se non per sentito dire parecchie volte ma sopratutto perchè a casa a partire da mia sorella in poi veniva seguito come ben 14 milioni di persone in quegli anni. Ricordo un’atmosfera e delle musiche piuttosto angoscianti però e l’interrogativo che dà il titolo allo sceneggiato: Dov’è Anna?

Un vero record per uno sceneggiato rimasto ben fissato nell’immaginario collettivo per il bianco e nero certo ma per i toni cupi e angosciosi fino al drammatico finale che scioccò all’epoca.

Anna Ortese (Teresa Ricci) è una giovane segretaria impiegata in una ditta edile, che vive un’esistenza apparentemente tranquilla e senza grilli per la testa tra l’ ufficio e l’appartamentino di due camere e cucina della periferia romana che divide con suo marito. In sostanza, la classica donna piccolo borghese, neanche particolarmente avvenente, della società italiana in evoluzione, dove il ceto impiegatizio comincia a soppiantare quello operaio ma non vede modificarsi significativamente la condizione di rotellina all’interno dell’inestricabile ingranaggio sociale.

Ma un pomeriggio di inizio dicembre Anna Ortese scompare misteriosamente nel nulla.

Sulle sue tracce si mettono il marito Carlo (Mariano Rigillo) e il commissario Bramante (Pier Paolo Capponi), tirando dentro la ricerca, volente o nolente, Paola (Scilla Gabel), collega eamica di Anna.

La ricostruzione degli ultimi movimenti prima della scomparsa della donna mettono in luce alcuni aspetti del tutto insospettabili della sua vita, e scoperchiano alcune inquietanti vicende collaterali, che tra l’altro vedono far passerella sullo schermo anche parecchi volti noti e meno noti del poliziesco all’italiana.

La mancanza di tracce certe e di indizi adeguati costringono dopo qualche mese il commissario Bramante, a malincuore, ad abbandonare le indagini. Così non è per Carlo, che manda a culo la sua avviata professione di venditore di enciclopedie per buttarsi anima e corpo nella ricerca di sua moglie, combattuto tra l’amore che ancora nutre e l’ansia di scoprire il nebuloso dark side nella vita della sua consorte di cui non si è mai minimamente accorto.

Ma ad una ad una tutte le piste seguite si concludono con un niente di fatto, le speranze di ritrovare sua moglie si affievoliscono mentre si intorbidisce il rapporto di Carlo con Paola, fino a che un incontro casuale non riapre una flebile traccia che condurrà allo spaventoso finale.

Piero Schivazappa affronta con ottimo mestiere la spinosa questione della sparizione di una persona, nell’epoca pre-Chi lo ha visto? e pre-controlli sui tabulati della Telecom e sulle strisciate delle carte di credito.

Il supporto video in bianco e nero se da un lato è limitante per la bassa qualità delle immagini (all’occhio smaliziato di oggi, drogato di effetti digitali, le riprese sembrano state girate dalla telecamera di una banca), dall’altro gettano un ombra ancora più sinistra sulla vicenda già di per sè parecchio angosciosa, e fanno molto seventies rievocando la memoria di televisori bombatissimi e gracchianti.

La parte centrale dello sceneggiato risulta essere un pochino tirata per le lunghe ma si lascia comunque guardare senza sbadigli, mentre davvero avvincente è, oltre al drammatico epilogo, anche la fase iniziale del racconto, con una sequenza di fortissimo impatto emotivo che culmina nel momento in cui Carlo irrompe in un villino isolato della periferia di Roma che lo porta successivamente a una macabra scoperta.

Tra gli aspetti generali più riusciti del racconto, vi è senza dubbio il tira-e-molla psicologico con cui il regista fa credere più di una volta allo spettatore di essere vicino alla Verità, frustrandone però in breve le aspettative fino a che non si inizia seriamente a dubitare dell’esistenza stessa di una qualsiasi Verità.

Contribuisce alla riuscita complessiva della serie, e non poco, il tema musicale-tormentone composto per l’occasione da Stelvio Cipriani, quì, probabilmente, al punto più elevato delle sue inquietanti colonne sonore, così come pure va rimarcata l’ottima scelta nella suddivisione degli episodi, che nella maggior parte dei casi lasciavano il telespettatore in paranoia per una settimana nell’attesa delle importanti novità appena accennate sulla chiusura della puntata precedente.

Colonna sonora di Stelvio Cipriani

Sigla dello sceneggiato

fonte: wikipedia

Visto da: 1541

la freccia neraLa freccia nera è uno sceneggiato televisivo del 1968, diretto dal regista Anton Giulio Majano e liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson.
Inghilterra del XV secolo: sono gli anni della Guerra delle Due Rose, che vede contrapporsi le casate di Lancaster e di York per la successione al trono. Richard Shelton, detto Dick, giovane pupillo di sir Daniel Brackley, accompagnato dal luogotenente Bennet Hatch, giunge nel borgo di Tunstall dove vive l’anziano guerriero Nick Appleyard per informarlo che deve assumere il comando delle truppe del castello. Il vecchio viene però trafitto mortalmente da una misteriosa freccia nera.

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Visto da: 1118

a-come-andromedaSceneggiato televisivo in cinque puntate trasmesso dalla nel 1972 e diretto da Vittorio Cottafavi.

È basato sull’omonimo romanzo fantascientifico scritto da Fred Hoyle in collaborazione con John Elliot, adattato per la televisione dallo scrittore italiano di fantascienza Inisero Cremaschi (che interpreta anche un piccolo ruolo nello sceneggiato).

Il cast include alcuni nomi celebri del teatro e del cinema italiano dell’epoca, come Tino Carraro, Paola Pitagora, Luigi Vannucchi e Giampiero Albertini.

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Visto da: 600

nerowolfeNew York, Manhattan, trentacinquesima strada: qui vive e lavora l’investigatore privato più famoso della città, Nero Wolfe; egli condivide la sua lussuosa casa-studio con Archie Goodwin, brillante e dinamico assistente, e Fritz Brenner, maggiordomo-cuoco di origini svizzere. Wolfe è misantropo, pigro, puntiglioso ed a volte indisponente; tuttavia non risulta antipatico. Nutre alcune forti passioni: la cucina, le orchidee, di cui è uno dei più noti coltivatori degli Stati Uniti, e i delitti impossibili, attraverso la soluzione dei quali si arricchisce, grazie soprattutto alle stratosferiche parcelle presentate ai suoi facoltosi clienti. Quando lavora, spesso viene in contatto con il focoso ispettore Cramer della polizia di New York. Quest’ultimo non sopporta l’idea di essere tenuto all’oscuro sugli sviluppi delle indagini di Wolfe, minacciando in più occasioni l’intenzione di arrestarlo o di revocargli la licenza di investigatore. Ma, in fondo, Cramer sa di poter contare sulla lealtà di Wolfe e sulla risoluzione, da parte di quest’ultimo, degli enigmi più intricati.

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