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Forse il tratto più marcato di “Tutti pazzi per amore” sono gli intermezzi cantati. La musica che arriva nei momenti più forti della puntata e mai fine a sé stessa.  Serve per sottolineare un sentimento, per risolvere una situazione, ma anche per alleggerire momenti drammatici e che senza l’intervento musicale sarebbero troppo pesanti.

Rivediamo insieme i momenti musicali dell’ultima puntata:

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Per chi ama la serie tv fantasy britannica “Merlin” non potevamo non dedicare uno spazio sulla curatissima colonna sonora che accompagna il telefilm nei vari episodi.

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Ormai non si parla d’altro: Glee è il fenomeno dell’anno, sul fronte ascolti, critica e premi non ve ne è per nessun altro al momento. La serie di Ryan Murphy è un vero piacevolissimo tormentone, il cast è impegnato in un tour in giro per l’America proponendo tutti i brani di successo reinterpretati dal talentuoso cast.

In tutto questo elettrizzante trambusto, non poteva mancare la colonna sonora, che annovera già il secondo volume, che raccoglie tutte le cover di grandi successi internazionali reinterpretati dai giovani attori della serie. Insomma il fenomeno è appena agli inizi!

TRACK LIST compilation vol.1

1. Don’t Stop Believin( Cast Version)
2. Can’t Fight This Feeling ( Cast Version)
3. Gold Digger ( Cast Version)
4. Take A Bow ( Cast Version)
5. Bust Your Windows ( Cast Version)
6. Taking Chances ( Cast Version)
7. Alone ( Cast Version Feat. Kristin Chenoweth)
8. Maybe This Time ( Cast Version Feat. Kristin Chenoweth)
9. Somebody To Love ( Cast Version)
10. Hate On Me ( Cast Version)
11. No Air ( Cast Version)
12. You Keep Me Hangin’ On ( Cast Version)
13. Keep Holding On ( Cast Version)
14. Bust A Move ( Cast Version)
15. Sweet Caroline ( Cast Version)
16. Dancing With Myself ( Cast Version)
17. Defying Gravity ( Cast Version)

Sweet Caroline

Somebody to Love

Defying Gravity

Visto da: 1211

All’epoca ero molto piccolo quindi non ricordo particolarmente questo sceneggiato se non per sentito dire parecchie volte ma sopratutto perchè a casa a partire da mia sorella in poi veniva seguito come ben 14 milioni di persone in quegli anni. Ricordo un’atmosfera e delle musiche piuttosto angoscianti però e l’interrogativo che dà il titolo allo sceneggiato: Dov’è Anna?

Un vero record per uno sceneggiato rimasto ben fissato nell’immaginario collettivo per il bianco e nero certo ma per i toni cupi e angosciosi fino al drammatico finale che scioccò all’epoca.

Anna Ortese (Teresa Ricci) è una giovane segretaria impiegata in una ditta edile, che vive un’esistenza apparentemente tranquilla e senza grilli per la testa tra l’ ufficio e l’appartamentino di due camere e cucina della periferia romana che divide con suo marito. In sostanza, la classica donna piccolo borghese, neanche particolarmente avvenente, della società italiana in evoluzione, dove il ceto impiegatizio comincia a soppiantare quello operaio ma non vede modificarsi significativamente la condizione di rotellina all’interno dell’inestricabile ingranaggio sociale.

Ma un pomeriggio di inizio dicembre Anna Ortese scompare misteriosamente nel nulla.

Sulle sue tracce si mettono il marito Carlo (Mariano Rigillo) e il commissario Bramante (Pier Paolo Capponi), tirando dentro la ricerca, volente o nolente, Paola (Scilla Gabel), collega eamica di Anna.

La ricostruzione degli ultimi movimenti prima della scomparsa della donna mettono in luce alcuni aspetti del tutto insospettabili della sua vita, e scoperchiano alcune inquietanti vicende collaterali, che tra l’altro vedono far passerella sullo schermo anche parecchi volti noti e meno noti del poliziesco all’italiana.

La mancanza di tracce certe e di indizi adeguati costringono dopo qualche mese il commissario Bramante, a malincuore, ad abbandonare le indagini. Così non è per Carlo, che manda a culo la sua avviata professione di venditore di enciclopedie per buttarsi anima e corpo nella ricerca di sua moglie, combattuto tra l’amore che ancora nutre e l’ansia di scoprire il nebuloso dark side nella vita della sua consorte di cui non si è mai minimamente accorto.

Ma ad una ad una tutte le piste seguite si concludono con un niente di fatto, le speranze di ritrovare sua moglie si affievoliscono mentre si intorbidisce il rapporto di Carlo con Paola, fino a che un incontro casuale non riapre una flebile traccia che condurrà allo spaventoso finale.

Piero Schivazappa affronta con ottimo mestiere la spinosa questione della sparizione di una persona, nell’epoca pre-Chi lo ha visto? e pre-controlli sui tabulati della Telecom e sulle strisciate delle carte di credito.

Il supporto in bianco e nero se da un lato è limitante per la bassa qualità delle immagini (all’occhio smaliziato di oggi, drogato di effetti digitali, le riprese sembrano state girate dalla telecamera di una banca), dall’altro gettano un ombra ancora più sinistra sulla vicenda già di per sè parecchio angosciosa, e fanno molto seventies rievocando la memoria di televisori bombatissimi e gracchianti.

La parte centrale dello sceneggiato risulta essere un pochino tirata per le lunghe ma si lascia comunque guardare senza sbadigli, mentre davvero avvincente è, oltre al drammatico epilogo, anche la fase iniziale del racconto, con una sequenza di fortissimo impatto emotivo che culmina nel momento in cui Carlo irrompe in un villino isolato della periferia di Roma che lo porta successivamente a una macabra scoperta.

Tra gli aspetti generali più riusciti del racconto, vi è senza dubbio il tira-e-molla psicologico con cui il regista fa credere più di una volta allo spettatore di essere vicino alla Verità, frustrandone però in breve le aspettative fino a che non si inizia seriamente a dubitare dell’esistenza stessa di una qualsiasi Verità.

Contribuisce alla riuscita complessiva della serie, e non poco, il tema musicale-tormentone composto per l’occasione da Stelvio Cipriani, quì, probabilmente, al punto più elevato delle sue inquietanti colonne sonore, così come pure va rimarcata l’ottima scelta nella suddivisione degli episodi, che nella maggior parte dei casi lasciavano il telespettatore in paranoia per una settimana nell’attesa delle importanti novità appena accennate sulla chiusura della puntata precedente.

Colonna sonora di Stelvio Cipriani

Sigla dello sceneggiato

fonte: wikipedia

Visto da: 1541

Uno degli elementi caratterizzanti di “Un medico in famiglia” è la sigla che apre ogni puntata, diventata ormai molto popolare e conosciuta da tutti.

Le prime cinque stagioni della fiction sono state accompagnate dalla famosissima “Ai ai ai” cantata dai Los Locos, mentre gli autori sono Borillo, Franchetto e Migliorati, e le edizioni musicali sono invece curate da Pielle, Manarola e dalla Publispei.

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gossip-girlOra ci occupiamo della curatissima colonna sonora di Gossip Girl, che non fa tendenza solo per il look e il fascino dei protagonisti ma anche appunto per la scelta dei brani, molto vasta e variegata, che compongono la soundtrack della serie, a partire dai primissimi secondi del pilot che vedevano il ritorno a Manhattan di Serena Van Der Woodsen () tornata dopo un anno di assenza, dopo essere partita all’improvviso e misteriosamente.

Le canzoni spaziano da grandi successi pop rock, a ballate romantiche un pò funk un pò country, addirittura un valzer di Vilvaldi; ogni pezzo è scelto e azzeccatissimo per sottolineare i diversi momenti che scandiscono la serie, quelli prettamente modaioli, intriganti e quelli più romantici o nostalgici, ma ora dopo il salto trovate un assaggio della enorme colonna sonora, meglio di qualunque parola.

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Visto da: 516

tutti_pazzi_per_amore_logoTutti pazzi per amore” è indubbiamente una fiction dove la musica ne fa da padrone: come abbiamo ben visto, infatti, la serie nasce come una fiction-musical dove canzoni e coreografie accompagnano la recitazione degli attori protagonisti.

Vi piacerebbe riascoltarle? E’ molto semplice, basta andare sui vari music store della rete e scaricare la colonna sonora originale della fiction.

Di seguito, il comunicato Cinevox. Vi ricordo che tutte le notizie sulla fiction “Tutti pazzi per amore” potete trovarle qui.

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Visto da: 1957

prison-break-colonna-sonoraAnche Prison Break ha una sua colonna sonora, bella, ricca e curata, inizialmente pensavo non esistesse una colonna sonora ufficiale della serie, invece ho scoperto che esiste, forse l’ho scoperto un pò ritardo, vabbè meglio tardi che mai no?

La colonna sonora originale è firmata dal giovane Ramin Djawadi di origini tedesco iraniane, compositore orchestrale per il cinema e la televisione, per il cinema ha firmato anche le musiche di titoli noti come: Iron man; Blade Trinity; Batman Begins e naturalmente .

La colonna sonora della serie però comprende anche altri pezzi tra rock e hip hop, dopo il salto ne potete ascoltare qualcuno.

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