16 anni e incinta, un reality davvero reale e la campagna social #Bastatacere

16 anni e incinta

16 anni e incinta
La campagna social #Bastatacere

Per capire quale stress psicologico, quale angoscia e quante umiliazioni debbano sopportare molte partorienti in Italia è sufficiente dare un’occhiata al docu-reality “16 anni e incinta Italia” in onda su MTV. Tutto assolutamente reale.

Colpisce come le giovani mamme vengano in alcuni casi ingannate: in un episodio, una partoriente piange straziata dalle contrazioni chiedendo un cesareo e le viene più volte assicurato dal personale ospedaliero che ciò le verrà concesso, salvo poi sussurrare ai genitori che si tratta di una bugia per tenerla calma. La voce fuori campo spiega la situazione come se fosse tutto normale e anzi, tutto ciò aiutasse la povera sciocchina ad affrontare il sacrosanto dolore che le spetta in quanto figlia di Eva.

In molti episodi del docu-reality il personale medico e le infermiere trattano le protagoniste come realmente avviene in troppi reparti maternità italiani e non perché le puerpere siano giovani ma perché una donna che partorisce smette inspiegabilmente di essere una persona. Frasi offensive, esami dolorosissimi non sempre necessari, manipolazioni e pratiche pericolose, omissione di informazioni e molto altro.

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Il fatto che “16 anni e incinta Italia” riporti piuttosto fedelmente la realtà delle partorienti italiane, senza che medici o infermieri si vergognino di maltrattare, manipolare, umiliare le pazienti davanti alle telecamere, la dice lunga sull’arretratezza del nostro Paese e su quanto questo enorme problema venga sottovalutato. Per questo è importante conoscere questa iniziativa volta a dare voce, per la prima volta, alle mamme che hanno subito soprusi durante uno dei momenti più importanti e delicati della loro vita: la CAMPAGNA #BastaTacere (http://www.huffingtonpost.it/claudia-ravaldi/bastatacere-campagna-social-per-dare-voce-alle-donne-vittime-di-violenza-ostetrica_b_9637090.html) “Lo scopo non è la semplice rivendicazione, o lo “sfogo”, come alcuni potrebbero superficialmente pensare, ma è aprire un dialogo trasversale con tutti i diretti interessati (donne, partner, operatori dell’area materno-infantile, istituzioni) per promuovere la salute e mettere tutti gli interlocutori nella condizione di pensare alla gravidanza e al parto al meglio delle attuali conoscenze e competenze. Il fulcro della campagna è rompere il silenzio delle donne e degli operatori sugli aspetti traumatici correlati all’esperienza del parto.”

Alessandra M.Segneri

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