Centovetrine su Netflix? L’intervista a Emanuela Tittocchia

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Emanuela Tittocchia intervista

Emanuela Tittocchia

Emanuela Tittocchia, bellissima e bravissima attrice torinese, nota per i suoi ruoli nelle  soap popolari Centovetrine e Un posto al Sole, ha lanciato la sua idea di far inserire la soap Centovetrine su Netflix, piattaforma di streaming on demand più famosa al mondo, per la rinascita della soap e per un giusto riconoscimento a tutti gli attori che ci hanno lavorato. Abbiamo incontrato l’attrice durante la presentazione del nuovo singolo di Andrea Settembre a Napoli.

In questo periodo la stiamo ammirando nel videoclip #Selfie di Andrea Settembre?

Un giorno sono stata contattata da Sante Cossentino, che conosco da qualche tempo, perché è stato l’ufficio stampa di Centovetrine per quattordici anni, per chiedermi se volevo partecipare nel videoclip di Andrea Settembre, che conoscevo bene, perché seguivo la trasmissione “Io Canto”. Era più piccolo, adesso ha più di quindici anni, e sembra molto più grande, di come parla e si muove. È molto bravo e, quindi, ho detto sì, sia perché mi piaceva l’idea sia perché tutte le volte che si tratta di Napoli, corro. Sto anche cercando casa, qualcuno ha scritto che l’ho già comprata, ma non è così.

Questo suo legame particolare con Napoli è nato con i film di Totò? Ha dei parenti napoletani?

No. È una cosa che non si spiega, se non a modo mio, ci sono delle cose che vanno oltre l’essere e il corpo. Penso che Totò, in qualche modo, mi sia arrivato quando ero piccola e ci sia un legame di anime, probabilmente si sono conosciute da qualche altra parte.

Lei usa qualche battuta di Totò come filosofia di vita?

Tutto. Sono cresciuta con lui. Quando avevo due anni, la mia mamma mi racconta che dicevo: “Mamma, Totò”. E, indicavo il televisore. Noi siamo di Torino e parliamo degli anni ’70 in cui non esistevano videoregistratori o dvd, e, alla fine, la mia mamma mi diceva: “Ma come Totò, come faccio a fartelo vedere?” Crescendo, poi, verso i sei anni, cercavo sempre i film in televisione e mi scrivevo tutte le frasi e le battute dei suoi film. Prendevo le amiche e organizzavo dei piccoli show. Tu devi dire così, io dico così. E queste poverine non capivano. A me piaceva sempre farlo, perché lui è molto cinico e dissacratore, e, quindi, facevo tutte le scene in cui lui è un po’ cattivello. Con le amiche mettevo i piedi in faccia o le trattavo male: Lei è un cretino s’informi! Mi divertivo anche da sola, vedo le scene e rido come una matta. Vedo sempre Totò, che poi ha raccontato qualsiasi situazione.

Quali sono stati, invece, i suoi esordi?

Ho iniziato con la scuola di teatro allo Stabile di Torino, dal ‘91 al ’94, quattro anni di corso per tre volte a settimana. Tanto teatro con la Torino Spettacoli, la compagnia di teatro di Torino più importante e molti teatri di Torino, poi altre compagnie e dopo ho iniziato a lavorare nelle televisioni private di Torino, quasi in tutte. E poi è iniziato Centovetrine, però deriva tutto dall’amore per il teatro.

Emanuela Tittocchia intervista

Emanuela Tittocchia

A causa della soap Centovetrine non è riuscita più a lavorare in tv? Vorrebbe ritornare o pensa di fare qualcosa a teatro?

Ho fatto qualcosa qualche anno fa, ma con l’impegno di una soap è difficilissimo riuscire a conciliare anche altri lavori. In Centovetrine ero guest, lavoravo due o tre volte a settimana. Poteva capitare che mi chiamavano anche due giorni prima o il giorno prima, dovevo stare a disposizione, quindi, non potevo fare niente. Il teatro mi manca e vorrei ritornare. C’è un progetto che ancora non abbiamo definito bene e speriamo di farlo. Mi piace il teatro fatto e scritto bene e portato in scena bene. Ormai chiunque lo fa, si mettono tre amici insieme e scrivono una specie di sceneggiatura, di solito commedie degli equivoci, su questa tipologia o mi fai quelli veri, tipo Feydeau, che hanno già raccontato l’impossibile o se vuoi fare qualcosa di bello, è preferibile Neil Simon o di drammatico, Tennessee Williams, non ci si può improvvisare sceneggiatore. Piuttosto prendi un’opera di Pirandello e la porti in scena, oppure scrivi una cosa veramente da paura. A me hanno proposto delle cose bruttissime.

Ed ha avuto il coraggio di rifiutare?

Assolutamente tutto. Mi hanno proposto commedie brutte con attori improbabili, per me il teatro dovrebbe rimanere ancora sacro, anche se non è più così, lasciamo almeno il teatro intatto, anche se, tutto il resto, si è imbastardito.

Molti artisti, quando vengono qua a Napoli, hanno paura del giudizio del pubblico napoletano. Lei cosa ne pensa?

Ci credo, avete l’origine di tutto e una storia artistica da invidia. Io sono molto amata e penso che sia reciproco, ma prima di venire a portare uno spettacolo a Napoli anch’io ci penserei un paio di volte. Mi piacerebbe, però, fare uno spettacolo qui a Napoli, avrei dei compagni di lavoro, dei maestri e dei registi napoletani che potrebbero insegnarmi tantissimo. Penso che, qui, tutto sia teatro. La teatralità è insita nel DNA dei napoletani, anche perché si cresce con la canzone napoletana, con Edoardo, con Peppino e, appunto, con Totò. 

Ma il suo personaggio in Centovetrine com’è finito?

E com’è finito? Non saprei. Morto, non è morto e lì che scrive nella redazione del giornale come direttrice. Non c’è stata una chiusura ai vari personaggi, Centovetrine è stata interrotta. Mi piacerebbe che fosse inserita su Netflix, sarebbe una bella idea per salvarla.

Foto da Facebook.

Nicola Garofano

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